La magia di Internet contro lo Stato e lo statalismo

di Jeffrey Tucker, traduzione di Cristian Merlo

Il nuovo mondo, al contrario, trascende gli Stati, i confini, le categorie ed i piani centralizzati. Si fonda su un ordine spontaneo, espanso costantemente dal desiderio delle persone di conoscere e di interagire schiavitù


Sono reduce da un fitto calendario di conferenze tenute presso la Agora Financial Investment Symposium di Vancouver. Tutti i miei interventi sono stati incentrati sull’economia dell’informazione, sull’avvio di nuove imprese nel mondo digitale, sulla produttività di Internet ed i suoi significati. Come di consueto, ho avuto modo di imparare tanto dai partecipanti all’evento, così come (spero) che anche i miei contribuiti possano essere stati di una qualche utilità. La ricerche che ho dovuto effettuare per approntare le relazioni, mi hanno totalmente entusiasmato, per il ruolo straordinario che la rivoluzione telematica ha giocato nella nostre vite.

Ma è possibile stimare un suo impatto quantitativo? Orbene, 2,5 miliardi di persone usano Internet quotidianamente, e ciò accade per circa l’80% nel Nord America, il 67% in Europa, e il 43% in America Latina. Ho il sospetto che il dato dell’Africa, indicato in un 15,6% di utilizzo quotidiano, sia in realtà sottostimato, posto che gli smartphone stanno inondando il continente giorno dopo giorno.

Altri dati interessanti possono essere così condensati: quasi 140.000 nuovi siti web nascono quotidianamente, la metà degli utenti fa ricorso alla banca on-line, mentre i frequentatori dei social network stanno connessi su tali siti per un media di 3,2 ore al giorno! Ma c’è un punto che mi è rimasto particolarmente impresso nella memoria: ricordo che vi è stato un periodo, verso la fine degli anni ’90, in cui gli utenti erano impegnati a masterizzare quanti più contenuti riuscissero, utilizzando dei CD. Al giorno d’oggi, si viene a sapere che se si fosse tentati di utilizzare il computer di casa per eseguire il download di tutti i contenuti esistenti in rete, ci impiegheremmo e dovremmo attendere per ben ….11 trilioni di anni!

Il “cloud” è ormai diventato il nuovo mondo in cui viviamo, comunichiamo, creiamo relazioni, costruiamo la nostra vita professionale e familiare, condividiamo ciò che conosciamo, scopriamo nuovi orizzonti, ed in generale impostiamo la conduzione delle nostre esistenze. La migrazione verso il “cloud” si intensifica in velocità ed in ricchezza di contenuti giorno dopo giorno. Se si guardasse alla mappa di quello che sta succedendo, ci renderemmo conto di qualcos’altro. Che nessuno, in particolare, sta forgiando questo mondo. Esso viene costruito, senza una pianificazione, dalle singole scelte degli individui interagenti: una scelta dopo l’altra.

Non posso proprio esimermi dal paragonare questo nuovo mondo con il vecchio. Quest’ultimo era governato da stati-nazione blindati dai confini, istituiti su rigide gerarchie e costellati da partizioni e pianificazioni per ogni singolo, minimo aspetto esistenziale. Il nuovo mondo, al contrario, trascende gli Stati, i confini, le categorie ed i piani centralizzati. Si fonda su un ordine spontaneo, espanso costantemente dal desiderio delle persone di conoscere e di interagire. È l’esempio più struggente e stupefacente della loro capacità di organizzarsi autonomamente la propria esistenza, con l’aiuto di operatori del mercato, programmatori, promotori, imprenditori e proprietari.

Il CEO di Google ha recentemente sintetizzato tali concetti con questa profonda dichiarazione: “Internet è la prima cosa costruita dall’umanità che sfugge alla sua comprensione, il più vasto esperimento di anarchia applicata che si sia mai realizzato nella storia”.

Con le parole “che sfugge alla sua comprensione”, egli intende dire che nessuna persona è effettivamente in grado di comprendere la portata, la struttura, o la direzione di quest’ordine che sta emergendo nel nostro tempo. La conoscenza che lo rende possibile è disseminata tra i miliardi di utenti, ciascuno dei quali può cogliere esclusivamente le scelte distinte che sta effettuando in un dato istante. Di fatto, potremmo afferrare la globalità del quadro d’insieme solo nel modo con cui riusciremo a scorgere l’estensione piena di una città: sorvolandola e posando il nostro sguardo verso il basso. Solo così l’ordine complessivo diventa finalmente chiaro. Ma da quella prospettiva privilegiata, si rischia di perder contezza dei dettagli che innervano il sistema e che consentono allo stesso di operare.

Le implicazioni politiche, fondamentalmente, non si sono ancora dispiegate nel corso di questa generazione. Dobbiamo perseverare a fingere, come se i governi fossero ancora in carica. Ma sono stati ormai esautorati. Certo, continuano a saccheggiare, a minacciare, regolamentare, mettersi in posa, pavoneggiarsi, e fare i gradassi. Ma non detengono più il controllo finale. Semplicemente perché non è più possibile. Persino le più severe regolamentazioni che sussistono in luoghi come la Cina sono una barzelletta nazionale.

Se la gente prendesse realmente contezza delle implicazioni scaturite dal sorgere del nuovo ordine globale nell’era digitale, tutte le persone di questa terra, senza alcuna distinzione, si sbarazzerebbero dell’illusione che i nostri attuali governi possano fornire un qualsivoglia tipo di contributo positivo per il nostro futuro.

Ero veramente entusiasta per il fatto che tante persone di generazioni più anziane partecipassero ai seminari e seguissero con tanta attenzione i miei discorsi. Mi hanno posto un sacco di domande meravigliose. Persino le mie discussioni su temi d’avanguardia come i Bitcoin hanno catalizzato un intenso interesse da parte delle persone più anziane. Questo fatto sfata completamente lo stereotipo, di cui sono convinto sia una fandonia.

Gli anziani vedono i loro figli lavorare in settori in cui Internet è diventato strategico. Uno strumento – Internet – che permette loro di non restare soli, in quanto li connette con i loro figli, con il loro nipoti e bis-nipoti. Vedono quelli (i nipoti) avviare imprese sul Web, e ammirano con stupore come gli ultimi (i bis-nipoti) riescano ad utilizzare le nuove tecnologie con una facilità disarmante.

Vedono il futuro, e sono entusiasti di constatare che è luminoso. Vogliono sapere che quando non saranno più di questo terra, lasceranno alle spalle un mondo animato dalla fiducia e dalla promessa. Essi ripongono la speranza in questo nuovo settore, e ciò li esalta.

A volte mi diletto con degli esperimenti mentali: tra gli altri, ve ne è uno in cui provo ad immaginare uno scenario in cui Intenet non venisse mai aperta al settore privato e non vi fosse stato alcuno sviluppo tecnologico, diciamo, dal 1990. Sono pressoché sicuro che il contesto economico sarebbe stato del tutto terrificante, superando di gran lunga tutto ciò che è stato sperimentato in centinaia di anni. La disperazione avrebbe ormai scosso tutti i Paesi della terra. Gli Stati – con le loro tasse, la loro regolamentazione, la manipolazione monetaria e i controlli asfissianti – avrebbero soppresso sul nascere ogni speranza di prosperità.

Ma tutto ciò, per fortuna, non è accaduto. Ci hanno lasciato in eredità questo glorioso nuovo spazio in cui creare e vivere: uno spazio in cui, per la sua quasi gran totalità, lo Stato non è in grado di ingerirsi oppressivamente con la stessa abilità che una volta mostrava nell’arrogarsi di intrudersi, in maniera condizionante, nel mondo fisico. In buona sostanza, l’innovazione tecnologica fornisce nuove opportunità di sopravvivenza alla civilizzazione, dopo tutti i danni che l’umanità, in passato, ha prodotto nel mondo. Lo spazio digitale consente all’energia creativa del genere umano di sprigionarsi nuovamente, proprio quando i padroni del mondo fisico erano praticamente riusciti nell’intento di reprimerla.

Le persone mi chiedono spesso le ragioni di tutto questo mio ottimismo. E la miglior argomentazione che posso addurre è la seguente.

Lo Stato, di tutti i tempi e in tutti i luoghi, desidera una popolazione di persone disperate, tristi, oppresse ed incapaci di reagire. Perché? Perché esse sono del tutto innocue. Sono prevedibili, catalogabili, manipolabili, e, in buona sostanza, del tutto impotenti. Simili persone non riservano certo sorprese, non minacciano alcun cambiamento, non destabilizzano alcunché. Questo è il regno ideale vagheggiato dai burocrati, dai plutocrati e dai tecnocrati di tutte le latitudini. Rende la loro vita facile e il percorso da seguire del tutto chiaro. Oggi è uguale a ieri e sarà come domani – per sempre. Questa è precisamente la situazione che lo Stato vuole gestire, un mondo di cittadini depressi e servili di quella società di cui i reggenti si sentono gli assoluti padroni.

Al contrario, la speranza destabilizza l’ordine precostituito. Produce cose che ancora non esistono. Scommette su un futuro diverso dal presente. Affronta l’incertezza del futuro e osa immaginare che gli ideali possano tramutarsi in realtà. Coloro che sono portatori di questo pensiero costituiscono una minaccia per ogni regime. Perché? Perché le persone che pensano in tal modo, alla fine arrivano ad agire di conseguenza. Resistono. Si ribellano. Sovvertono gli schemi.

Di nuovo, guardiamoci attorno: scorgiamo progresso ovunque. E cosa implica questo? Che l’assenza di omologazione rappresenta una regola naturale per l’uomo. Le persone, di fatto, non possono essere sempre pressate in un modello ideale congegnato dallo Stato. Il futuro prenderà vita, e sarà plasmato da coloro che avranno il coraggio di spezzare le catene, l’animo di dissentire, e l’audacia di rischiare di volgere a proprio favore gli eventi che possono materializzarsi.

Tutto ciò l’ho capito anni fa, e quando si inizia prendere consapevolezza e a constatare che i detentori del potere in realtà non comandano, e nemmeno lo possono fare, si scopre quale sia il segreto dell’ordine sociale. Si realizza che in realtà non dispongono del controllo totale, non in maniera assoluta almeno. Di conseguenza, tutto diventa divertente.

È semplicemente una goduria assistere ai potenti che cominciano a vedersi mancare la terra da sotto i piedi. Così come è del tutto entusiasmante utilizzare ed impiegare tecnologie, così come le conosciamo, la cui legittimità ad esistere non è mai stata avallata da nessuno tra coloro che fanno parte dell’elité dominante. È una grande rivincita vedere come il mercato – il che rimanda all’idea degli individui che interagiscono con una visione improntata al futuro – è invariabilmente e costantemente in grado di raggirare quei pianificatori arroganti, che vogliono pietrificare la storia, controllare le nostre menti, e distruggere il nostro mondo.

Opporsi a loro è piuttosto semplice: basta immaginare un futuro migliore del presente. Si diventa nemici dello Stato, e si comincia ad amare ogni singolo minuto di quel futuro. Si diventa parte della soluzione e si constata che la nostra vita e i nostri sforzi sono del tutto utili e sono in grado di fare la differenza. Dobbiamo ringraziare di vivere in questi nostri tempi.

Articolo di Jeffrey Tucker su Laissez Faire  

Traduzione di Cristian Merlo

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1 Comment on La magia di Internet contro lo Stato e lo statalismo

  1. Ho commentato su movimentolibertario.com:

    In sintesi: “internet è più libera degli stati”? Mamifaccilpiacere!!!

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  1. Internet libero ed i suoi nemici

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