Le tasse sono un furto: lo sanno anche i bambini

 di Rod Rojas, traduzione di Cristian Merlo

Gli Stati hanno in realtà portato a termine una straordinaria opera di propaganda: ci chiamano contribuenti, non vittime, e le tasse vengono spacciate come un qualcosa di “raccolto”, non come l’oggetto di un furto. Le tasse vengono anche qualificate come “contributi”, come se fossero state oggetto di una scelta. E poiché è lo Stato a decidere se questa forma di furto sia legale o no, non c’è nulla che possiamo legalmente esperire per ottenere la restituzione del maltolto


A nessuno, in realtà, piace pagar le tasse. Ma, come lascia intendere anche il vecchio adagio relativo alla “morte e alle tasse”, c’è un senso nel fatto che le tasse siano reputate tanto legittime, quanto ritenute inevitabili: esattamente come la morte. Nella loro ineluttabile accettazione del fenomeno impositivo, un sacco di persone, piene di buoni propositi, dimentica che lo stesso viola i nostri principi morali più elementari.

Se qualche volta vi è capitato di mettere piede in un asilo infantile o in un parco giochi dove stiano giocando dei bambini, allora avrete sicuramente realizzato che, sebbene i bambini siano troppo piccoli per capire tante cose, essi hanno già sviluppato un sorprendente senso di giustizia.

Provate a portar via un gioco ad un bimbo piccolo e solleciterete sicuramente una chiara e vibrata protesta. Per come lui concepisce l’accaduto, voi gli avete rubato il suo giocattolo, avete esercitato violenza, e quindi scatenerete il suo pianto. Magari il suo ragionamento non sarà così sofisticato, ma questo è il senso.

I bambini più grandicelli sono anche più sorprendenti. Essi realizzano che è stata commessa una violenza illegittima (quando il giocattolo viene rubato), ma capiscono altresì che si può ricorrere ad una forma di violenza legittima, nel momento in cui la vittima va dal bambino che si è impossessato del gioco e se ne riappropria. La cosa singolare è che lo sforzo è orientato alla riacquisizione del giocattolo, piuttosto che alla punizione dell’aggressore. La punizione è un concetto che i bambini imparano più avanti, molto probabilmente da noi.

L’inizio della violenza si integra con l’atto di aggressione contro la nostra persona o contro la nostra proprietà. Ciò può essere realizzato sia mediante una violenza, che mediante l’intimidazione, posto che la mera minaccia dell’esercizio della violenza costituisce un atto di violenza in sé. Un esempio paradigmatico potrebbe essere quello del rapinatore che vi punta una pistola alla tempia per sfilarvi il portafoglio, senza effettivamente premere il grilletto.

Un esempio meno ovvio è rappresentato dalle modalità con cui lo Stato si prende i nostri soldi.

Affermare che le tasse siano una forma di furto potrebbe sembrare un po’ esagerato, ma provate a rifiutarvi di pagarle e vi ritroverete in galera. Rifiutatevi di corrispondere la TASI, e staremo a vedere chi realmente detiene il possesso della vostra casa.

Gli Stati hanno in realtà portato a termine una straordinaria opera di propaganda: ci chiamano contribuenti, non vittime, e le tasse vengono spacciate come un qualcosa di “raccolto”, non come l’oggetto di un furto. Le tasse vengono anche qualificate come “contributi”, come se fossero state oggetto di una scelta. E poiché è lo Stato a decidere se questa forma di furto sia legale o no, non c’è nulla che possiamo legalmente esperire per ottenere la restituzione del maltolto. Per noi, non vige il senso di giustizia del parco giochi.

Molte persone sembrano avvedersi del crimine, ma lo considerano come un male necessario. E quando si postula l’abolizione completa di ogni forma di tassazione, si arrovellano il cervello nel chiedersi come si potrebbero altrimenti finanziare le strade o le forze dell’ordine.

Lo ammetto, è difficile immaginare come la nostra società potrebbe funzionare in un contesto caratterizzato da un nuovo ordine, ma vorrei fornire alcune idee e richiamare dei fatti storici che possano alleviare queste preoccupazioni.

Una cosa importante da rammentare è che tutti i servizi oggi finanziati con la fiscalità generale ed erogati dallo Stato, sino ad un certo punto e in un passato poi non così lontano, erano sovvenzionati e forniti dai privati. Di fatto, molti di quei servizi vengono forniti in via privata anche oggi, a partire dall’accessibile sistema educativo privato ghanese, per arrivare alle lussuose strade che sono state costruite, ai giorni nostri, nelle città del Nord America, per i nuovi complessi residenziali (in seguito poi ceduti ai governi locali).

Un altro esempio rassicurante, per coloro che cercano risposte immediate in merito alla possibilità di un futuro senza tassazione, è che sino a non molto tempo fa la schiavitù era considerata normale, e in molte parti del mondo nessuno avrebbe potuto concepire la vita senza tale istituto. Quando qualcuno sollevò i problemi di ordine etico ed economico sottesi a quella pratica, la stragrande maggioranza delle persone sostenne che non solo era impossibile abolire la schiavitù, bensì che gli stessi schiavi avrebbero vissuto sicuramente meglio in cattività, piuttosto che in libertà. Oggi queste affermazioni ci sembrano del tutto assurde.

Alcuni erano sinceramente preoccupati per gli schiavi. Poiché non possedevano praticamente nulla, questi schiavi – essi sostenevano – sarebbero diventati tutti dei senza tetto, e sarebbero stati condannati a girovagare da un posto all’altro. Altri, conservatori ben intenzionati, manifestarono il timore che, senza i loro padroni, gli schiavi sarebbero rimasti totalmente disoccupati. E soprattutto, i sostenitori più oltranzisti della causa rivendicavano il fatto che l’intera economia sarebbe collassata, gettando tutti – inclusi gli ex-schiavi- nella miseria più nera.

Per noi, l’idea di un mondo senza tasse è sicuramente difficile da immaginare, e vi sono una serie di questioni irrisolte a cui si pretenderebbe di dare una risposta. Ma dobbiamo comunque batterci per la libertà, a prescindere dalla nostre riserve, proprio come, ancora, lottiamo in maniera incondizionata contro la schiavitù.

Pur concordando che potremmo realizzare un sacco di fantastici progetti con il denaro estorto agli altri, dobbiamo pur sempre ricordarci che non andremmo mai dai nostri vicini con una pistola puntata, minacciandoli di pagare per la nostra educazione o la nostra pensione, indipendentemente da quanto ricchi essi siano. Non lo facciamo, giustappunto, perché è sbagliato. Lo sa anche un bambino.

Articolo di Rod Rojas su Mises.org

Traduzione di Cristian Merlo

Articolo originariamente apparso su Mises Italia

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