La democrazia sta distruggendo il nostro benessere e la nostra libertà

 di Frank Karsten, traduzione di Cristian Merlo

Sono ancora troppe le persone che tendono ad identificare la democrazia con le nozioni di prosperità, uguaglianza, equità, solidarietà e libertà. Chiaramente, non vi sono prove capaci di suffragare tutto ciò. La democrazia si basa su tre principi fondamentali: il diritto di voto, quello di accesso agli uffici e alle cariche pubbliche, e le regole di maggioranza. Tutto qui. Da nessuna parte sta scritto, per esempio, che la democrazia garantisce il diritto alla libertà di parola, un diritto che molte persone associano alla sua idea. Né vi è alcuna ragione per cui la democrazia dovrebbe necessariamente condurre alla prosperità.


Sebbene quasi tutti i Paesi democratici soffrano di governi ipertrofici, di un eccesso di regolamentazione, di un livello di tassazione ormai insostenibile e di enormi debiti pubblici, sono poche le persone capaci di intravedere un nesso causale tra queste problematiche e il sistema democratico stesso. Per molti, la soluzione a tutti questi problemi consisterebbe nel rivendicare “più democrazia”, anziché il contrario.
Sono ancora troppe le persone che tendono ad identificare la democrazia con le nozioni di prosperità, uguaglianza, equità, solidarietà e libertà. Chiaramente, non vi sono prove capaci di suffragare tutto ciò. La democrazia si basa su tre principi fondamentali: il diritto di voto, quello di accesso agli uffici e alle cariche pubbliche, e le regole di maggioranza. Tutto qui. Da nessuna parte sta scritto, per esempio, che la democrazia garantisce il diritto alla libertà di parola, un diritto che molte persone associano alla sua idea. Né vi è alcuna ragione per cui la democrazia dovrebbe necessariamente condurre alla prosperità.
Di fatto, i principi su cui la democrazia si regge generano dei processi passibili di instradare una società verso lidi che si collocano esattamente agli antipodi rispetto alla libertà e alla floridezza che la stessa lascerebbe presagire.
I principali, fra questi processi, sono quelli che verranno analizzati di seguito.

1) Visione di breve termine
Come Hans-Hermann Hoppe ha ben spiegato nella sua opera del 2001, “Democrazia, il Dio che ha fallito”, il processo democratico conduce ad un’alta preferenza temporale, sia tra governanti che tra i cittadini. Dal momento che i politici democraticamente eletti risultano in carica solo temporaneamente, e dal momento che questi non sono i proprietari delle risorse a loro disposizione, hanno uno straordinario incentivo nello spendere i soldi altrui in progetti che li possa rendere popolari, senza prestare tanto riguardo al futuro. Le macerie che lasciano lungo la strada, come gli enormi debiti pubblici, saranno un problema dei loro successori. Una società democratica è equiparabile ad un’auto a noleggio o peggio: ad una macchina che è di proprietà di nessuno, ma viene utilizzata da tutti. Il degrado è tanto rapido, quanto inevitabile.

2) Parassitismo e lotte sociali
La democrazia è un sistema in cui le persone votano per i politici dai quali ci si aspetta di poter essere ricompensati con sovvenzioni e privilegi, il cui conto dovrà essere saldato da altri. Tale sistema, pertanto, promuove la contrapposizione fra gruppi sociali, mettendo gli uni contro gli altri: gli agricoltori contro gli abitanti delle città, gli anziani contro i giovani, gli immigrati contro i residenti, i datori di lavoro contro i dipendenti, etc. Ciò, inevitabilmente, induce ad un comportamento parassitario ed innesca delle lotte sociali. Queste conseguenze, tra l’altro, si pongono come il risultato del principio democratico, in base al quale tutte le decisioni importanti sono soggette alla regola di maggioranza, vale a dire le regole stabilite dallo Stato, che ci rendono tutti un mero ingranaggio del sistema politico collettivista. In una società libera, fondata sui diritti individuali, le persone che sono portatrici di divergenti punti di vista e che sono orientate al perseguimento di finalità distinte, non diventano potenziali nemiche l’una dell’altra. Esse possono cooperare tra di loro, si avvarranno degli scambi, o al limite, in assenza di interazione, si mostreranno vicendevolmente indifferenti ma non si potranno avvalere di mezzi coercitivi per sfruttare gli altri, al fine di realizzare i propri personalissimi fini.

3) Ingerenze e interferenze
Anche se molte persone associano la democrazia alla libertà, in realtà nessuna libertà è al sicuro in un regime democratico. Se la maggioranza (o spesso e volentieri, qualche piccolo gruppo di pressione, politicamente influente) lo desidera, si può intervenire in qualsiasi tipo di azione volontaria, di transazione o di relazione – ed è proprio quello che avviene. Si vieta alle persone di bere alcolici, di bruciare la bandiera, di manifestare dissenso nei confronti delle guerre, di guardare film di un certo genere, di effettuare determinate scelte e distinzioni, e così via. Gli Stati democratici intervengono incessantemente nelle transazioni volontarie che si istaurano tra venditori e compratori, tra datori di lavoro e dipendenti, tra insegnanti e studenti, tra medici e pazienti, tra affittuari e proprietari, tra fornitori di servizi e clienti, eccetera. Non si fanno scrupoli nemmeno nell’ingerirsi nelle libere scelte personali dei cittadini: non importa che sia quella di fumare, di fare uso di droghe, di impegnarsi in una particolare professione (senza abbisognare di specifiche licenze di autorizzazione), di discriminare (ovvero, di scegliere con chi si intenda associarsi), o di creare e sviluppare particolari prodotti (per i quali, ad altri individui sono stati concessi dei diritti esclusivi di attuazione e disposizione, vale a dire un monopolio pubblico), o altro. Non vi sono limiti che questa volontà di ingerenza non riesca a superare. La poca libertà di cui ancora godiamo nelle società occidentali non la dobbiamo certo alla democrazia, bensì alla nostra propensione ad amare la libertà, quale prerogativa ereditata dal passato.

4) Collettivismo e remissività
In epoca antecedente ai moderni Stati democratici, si tendeva a diffidare del sovrano ed ogni nuova tassa veniva concepita come una violazione della libertà. Al contrario, le decisioni democratiche sono fondamentalmente intese come legittime perché si suppone che siano state assunte direttamente dal popolo stesso. Nei regimi monarchici, ben pochi potevano confidare di conquistare il potere, talché la maggior parte delle persone era alquanto sospettosa nei confronti di coloro che lo detenevano. Ma la democrazia, almeno in teoria, lascia la porta aperta a tutti: potenzialmente, ognuno avrebbe la possibilità di assurgere a posizioni di vertice. Ciò induce le persone a credere che esse debbano necessariamente sottomettersi alla regola della maggioranza. Esse potrebbero finanche non condividere specifiche prescrizioni e determinate regole, ma in cuor loro avvertono che devono pur sempre rispettarle. Va da sé, naturalmente, che tali persone cercheranno poi di appoggiare un partito al potere, il quale prometta di approvare quelle leggi e di redistribuire quei sussidi che operino a loro esclusivo vantaggio. Ecco, allora, come è potuto accadere che la spesa pubblica sia passata da un livello grosso modo pari al 10% del PIL, negli anni antecedenti alla Prima guerra mondiale, all’attuale 50% circa, in quasi tutta la totalità dei Paesi democratici. Ed ecco spiegato perché abbiamo talmente tante leggi scritte, che non è improprio affermare che ne esiste una per ogni cosa che ci è dato modo di rinvenire in terra.

GDP5) Corruzione ed abuso
Sebbene la regola della maggioranza sia un male piuttosto grave già di per sé, la realtà di una democrazia è ancora più sordida. Dal momento che il governo eletto dispone di un potere praticamente illimitato e vanta il controllo pressoché esclusivo di tutte le risorse prodotte dalla società, ogni sorta di interesse precostituito e di gruppo di pressione si prodiga alacremente, dietro le quinte, per influenzare il governo a promulgare leggi che vadano a loro effettivo vantaggio.

Un esempio manifesto di quanto si va dicendo sono le banche e i centri finanziari che, unitamente al governo, hanno istituito un sistema di moneta fiduciaria, passibile di essere controllato e manipolato a loro piacimento. Ma ci sono molti altri poteri forti che sfruttano il sistema a discapito di tutti gli altri: dai sindacati alle ONG, dalle aziende farmaceutiche agli agricoltori sussidiati, passando per il complesso militare – industriale. I singoli cittadini possono fare ben poco. Di solito non dispongono né dei mezzi, né del tempo necessario per scoprire cosa in realtà “bolla in pentola”. Tutto quello che possono fare è piazzare, ogni tanto, una croce su una scheda elettorale, senza però riuscire ad inchiodare i loro governanti alle proprie responsabilità.
Quindi, la causa di tutti i nostri mali economici e sociali non è tanto che si siano insediati i politici sbagliati al potere. È lo stesso ordinamento democratico a costituire la scaturigine di tutti i problemi. Diventa pertanto necessario iniziare a cambiare il sistema, in modo che lo stesso richieda meno democrazia, piuttosto che il contrario. Il modo più incisivo per realizzare un simile progetto consiste nell’esautorare il governo, e nel promuovere il decentramento dei processi decisionali.

Articolo di Frank Karsten su LewRockwell.com

Traduzione di Cristian Merlo

Lo scritto è originariamente apparso su Mises Italia

Frank Karsten è fondatore della organizzazione libertaria “Stichting Meer Vrijheid” (Fondazione Più Libertà), sita nei Paesi Bassi, nonché coautore, assieme al giornalista Karel Beckman, di “Oltre la Democrazia”, libro affascinante, tradotto in più di dieci lingue, che sta riscuotendo uno straordinario quanto meritato successo.

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