In lode della Nutella

 di Aaron Tao, traduzione di Cristian Merlo

Data la complessità dell’economia moderna e della natura umana stessa, è fisiologicamente impossibile che tali schemi di utopia applicata possano funzionare. Mutuando le celebri parole di Hayek, scritte nella “Presunzione fatale”, <<il curioso compito dell’economia è proprio quello di dimostrare agli uomini quanto essi davvero poco sappiano relativamente a ciò che immaginano di poter pianificare>>. Gli interventisti dei giorni nostri, “zar” e altri “esperti”, farebbero molto meglio a prestare attenzione a questo avvertimento e a riconoscere che gli esseri umani sono più che in grado di cooperare e di coordinarsi, senza che vi sia la benché minima necessità dell’intervento di una pianificatore centrale. La Nutella, per esempio, non è il risultato di alcun libro bianco stilato da qualsivoglia burocrazia statale, bensì è stata creata da imprenditori in cerca di profitto, consapevoli dei propri limiti e di agire in conformità con l’ordine spontaneo favorito dal libero mercato. Nessun pianificatore centrale può rivendicarne il merito


La lezione che mi sento di insegnarvi è la seguente: non lasciate che vengano imbrigliate le energie creative. In maniera molto semplice, fate in modo che la società agisca in armonia con questa regola. Consentite che l’apparato legale della società possa rimuovere tutti gli ostacoli nel miglior modo possibile. Permettete che tale patrimonio di conoscenza creativa sia in grado di fluire. Abbiate fiducia nel fatto che gli uomini e le donne di buona volontà manifesteranno certamente una rispondenza alla Mano Invisibile. Vedrete che questa fiducia non verrà tradita.
Leonard Read

Recentemente mi sono imbattuto in questo interessante grafico che mostra tutti i Paesi che contribuiscono alla realizzazione di un vasetto di Nutella, la popolare e diffusa crema al sapore di cacao e nocciola, che è diventata un fenomeno culturale con tutta la sua essenza festosa.

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Sul National Review, Kevin Williamson analizza in dettaglio:

Come nel caso della celeberrima e cosmopolita matita numero 2 di Leonard Read, la Nutella è il prodotto di un vasto network globale, un ordine spontaneo attraverso il quale la cooperazione internazionale, interculturale ed interlinguistica emerge senza l’intervento di alcuna autorità centrale. La casa madre del gruppo Ferrero, che produce la Nutella, si trova ad Alba, in Italia. Lo zucchero proviene da produttori localizzati in Brasile e in Francia, che conferiscono anche la vanillina. Le nocciole provengono dalla Turchia, il cacao dalla Nigeria, l’olio di palma dalla Malesia. Gli insediamenti prodottivi si trovano a Brantford, Stadtallendorf, Belsk, Vladimir, Lithgow, Poços de Caldas, e Los Cardales. Naturalmente, questi sono solo i fornitori che è dato constatare nelle fasi conclusive del ciclo produttivo – andando a ritroso, possiamo rinvenire i fabbricanti dei macchinari che vengono impiegati nel processo, coloro che hanno prodotto l’acciaio necessario per la costruzione di quei macchinari, gli operai addetti alla trivellazione, i quali consentono di trasportare il petrolio che sarà poi trasformato nel gasolio utilizzato per alimentare i camion e le navi che muovono in tutto il mondo le 250.000 tonnellate di Nutella, i banchieri che hanno finanziato queste iniziative imprenditoriali, ecc ….

La Nutella è il prodotto di un’economia veramente globalizzata e costituisce un esempio paradigmatico e bellissimo di cooperazione umana.
Non ho nulla da aggiungere all’analisi sintetica, e di per sé eloquente, tracciata dal signor Williamson. La Nutella è un elettrizzante modello di globalizzazione e di ordine spontaneo in azione.
Il famoso saggio di Leonard Read, “Io, la matita”, ha introdotto milioni di persone (me compreso) alla comprensione della bellezza del libero mercato e dell’ordine spontaneo. Ricostruendo e tenendo traccia di tutto il percorso che conduce alla realizzazione di una comune matita numero 2, Read ci racconta una storia edificante e che induce alla umiltà, tesa ad illustrare la metafora di Adam Smith riguardo alla “mano invisibile” e le intuizioni di FA Hayek inerenti alla conoscenza dispersa.
Ciò che vale per la semplice matita di Read si applica anche alla Nutella e a tutti gli altri meravigliosi ritrovati dell’era moderna, quali l’iPhone e il Boeing 787. Nessuna burocrazia statale, e nessun commissario politico ha mai stabilito come quelli dovessero essere prodotti ovvero distribuiti ove fossero necessario. In loro vece, il miracolo del mercato lo ha “confermato” in maniera continua, sotto la guida della “mano invisibile”.

In netto contrasto, l’azione dello Stato, esemplificata dall’effettivo esercizio o dalla minaccia dell’uso della forza, può essere rappresentata solamente come un “pugno di ferro”. Eppure, in ragione di tutto il potere di cui dispongono, gli Stati detengono un triste primato nel tentativo di condurre le economie e le società – attraverso la pianificazione – verso il paradiso in terra. Dalla terribile carestia procurata dal “Grande balzo in avanti” praticato dalla Repubblica Popolare Cinese all’attuale carenza di carta igienica in Venezuela, i pianificatori centrali di ogni colore e risma hanno difettato di tutto, ad eccezione degli errori compiuti. Hanno rotto milioni di uova senza neppure riuscire a preparare una frittata …. lasciamo perdere la Nutella …. Tutte queste follie non fanno altro che comprovare ciò che Hayek bollava come “pretesa della conoscenza”.

Data la complessità dell’economia moderna e della natura umana stessa, è fisiologicamente impossibile che tali schemi di utopia applicata possano funzionare. Mutuando le celebri parole di Hayek, scritte nella “Presunzione fatale”, <<il curioso compito dell’economia è proprio quello di dimostrare agli uomini quanto essi davvero poco sappiano relativamente a ciò che immaginano di poter pianificare>>. Gli interventisti dei giorni nostri, “zar” e altri “esperti”, farebbero molto meglio a prestare attenzione a questo avvertimento e a riconoscere che gli esseri umani sono più che in grado di cooperare e di coordinarsi, senza che vi sia la benché minima necessità dell’intervento di una pianificatore centrale. La Nutella, per esempio, non è il risultato di alcun libro bianco stilato da qualsivoglia burocrazia statale, bensì è stata creata da imprenditori in cerca di profitto, consapevoli dei propri limiti e di agire in conformità con l’ordine spontaneo favorito dal libero mercato. Nessun pianificatore centrale può rivendicarne il merito.

Oggigiorno, si riscontrano pochi sostenitori che apertamente supportano una collettivizzazione in piena regola. Tuttavia, vi sono molte persone che ancora nutrono una profonda avversione nei confronti delle classiche e collaudate idee liberali, volte a promuovere il libero mercato, il libero scambio, la sana competizione, e la libera circolazione del lavoro. Dai sindacati alla sinistra, passando per i nazionalisti xenofobi di destra, dagli attivisti no global ai protezionisti di ogni risma, i nemici di tali idee si annidano in tutto lo spettro politico. Questa moltitudine di soggetti tende a sostenere delle politiche tanto capziose quanto populiste, intrise di slogan quali “commercio equo”, “compra americano”, “compra prodotti a chilometri zero”. Sfortunatamente (e ancora una volta non possiamo che dar ragione ad Hayek), le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. La gran parte di noi comuni consumatori sarebbe punita ed impoverita, pagando lo scotto di costi più elevati e di contratte opportunità di scelta. È sin troppo facile scommettere che la Nutella diventerebbe uno dei primi prodotti a scomparire dagli scaffali se tutti questi amanti della pianificazione imponessero definitivamente la loro visione del mondo, stabilendo come tali prodotti debbano essere realizzati, venduti e distribuiti.

La Nutella semplicemente non esisterebbe senza l’interdipendenza economica e la divisione globale del lavoro. Similmente alla realizzazione di una matita, migliaia di persone in tutto il mondo, estranei gli uni agli altri, vengono coordinate dalla mano invisibile del mercato per produrre un barattolo di una invitante crema di nocciola. Non vi è un solo paese, per non parlare di un singolo individuo, su questo pianeta che sarebbe in grado di produrre la Nutella in totale autonomia, senza avvalersi dell’ausilio altrui. Detto altrimenti, la globalizzazione è l’estensione della cooperazione umana al di là dei confini internazionali. Non ha proprio alcun senso limitare le interazioni libere e volontarie ad un zona arbitrariamente definita. Nel suo eccellente libro Global Crossings, Alvaro Vargas Llosa sottolinea che la libertà si presenta come un fenomeno complesso ed interrelato, talché sarebbe azzardato dissociare la libera circolazione degli individui dal libero flusso dei beni, o viceversa:

Erigendo più barriere per tenere alla larga gli effetti “perniciosi” della concorrenza, come avrebbero in animo di fare i reazionari che condannano la libera circolazione delle persone, dei beni, dei servizi, dei capitali, o delle idee, si recherà un disservizio per gli stessi paesi che cercano di mantenere la loro leadership internazionale. Perseguendo la massima apertura in alcuni comparti – ad esempio, la circolazione delle merci – e il protezionismo in altri, tali nazioni pagheranno uno scotto nei confronti di coloro che invece realizzano che la libertà è indivisibile e che una sua compartimentazione limita severamente gli effetti benefici che dalla stessa possono scaturire.

La Nutella e gli altri frutti della prosperità, di cui noi beneficiamo nella vita di tutti i giorni, sono il risultato del capitalismo, della libertà e della globalizzazione. Ancora più importante, questo sistema è guidato dai sottesi principi della volontarietà e del libero scambio. Se solo più persone riuscissero a capire e ad apprezzare le meraviglie dell’ordine irriflesso che ha propiziato l’emergere del mondo che ci circonda! Questo intricato sistema di cooperazione, di ingegno, di produttività e di assunzione di rischi su scala globale, non solo consente di migliorare nel continuo i nostri standard di vita, ma è anche ciò che rende possibile la civilizzazione stessa.
Non so che cosa il futuro ci possa mai riservare, ma se oggi siamo in grado di gustare una delizia come la Nutella, non possiamo nemmeno immaginare quali frutti prodigiosi potrà essere in grado di fornirci l’economia del futuro!

Articolo di Aaron Tao su The Independent Institute

Traduzione di Cristian Merlo

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