Quando lo “Stato del benessere” si trasforma in “sfruttamento democratico”

di Paolo Marcon

Il Leviatano, scriveva Ernst Jünger, è un tiranno ora esterno ora interno. È ben possibile che lo spettacolo illusionista finisca presto, con il crollo del teatro sulle nostre teste. Nel frattempo, tuttavia, siccome ne va anche delle “partite personali” di un’intera, giovane, generazione, non va persa la capacità di coniugare uno sguardo lucido sul disastro nichilista che abbiamo davanti, con una fiduciosa considerazione dell’intelligenza e della libertà umana. Solo così, infatti, si può sperare di sottrarre terreno vitale ed immaginativo al Leviatano


L’invincibilità del Leviatano nel nostro tempo […] è illusoria; ma proprio questa è la sua forza. La morte che essa promette è illusoria e perciò più terribile della morte sul campo di battaglia. Neppure valenti guerrieri le tengono testa: i loro ordini non contemplano la sconfitta delle illusioni.

Ernst Jünger

Chiunque non sia incline a piegarsi ai dogmi della statolatria politicamente corretta, i cui sacerdoti, sugli altari di una pretesa superiorità morale (fossero anche semplici cittadini, nella vanità psicologica di affiliazione ai superuomini di Stato), nel nome di sua maestà la Giustizia Sociale, sua Eccellenza la Redistribuzione e loro Eminenze i Beni Pubblici, spargono sentenze inappellabili; chiunque abbia osato, in un consesso, diciamo così, non protetto, affermare senza imbarazzo che l’evasore fiscale non è il parassita e che evadere le tasse è persino legittima difesa, tra i cori di indignazione degli “onesti cittadini”, si sarà più e più volte sentito opporre il ventaglio delle solite, molteplici, obiezioni, che vanno dagli alti riferimenti morali, ai più semplici, e apparentemente banali: “se non paghi le tasse, non hai diritto ad usufruire degli ospedali”, “se non versiamo le imposte allo Stato, chi costruirà le strade?”.
L’esercizio in questione, da ripetersi di tanto in tanto, non è superficiale, poiché rende la misura del degrado cognitivo del suddito moderno e del livello di desertificazione immaginativa cui è sottoposto il cittadino democratico.

A lui, e a noi tutti per cogliere al meglio le dinamiche materiali e simboliche di questo tempo tragico, è davvero consigliabile la lettura della “storia infinita di tasse e parassiti”, che ha voluto raccontarci lo studioso liberale Cristian Merlo.
Con solidi riferimenti teorici, giuridici ed economici, l’Autore vi tratteggia, senza sconti, il quadro ordinario, attuale, profondamente corrotto e corruttore dello “sfruttamento democratico”, che va in scena all’Ombra di quello Stato che il grande Frédéric Bastiat – in tempi meno gravi di questi -, battezzò: la grande finzione in cui tutti si sforzano di vivere alle spalle di tutti.

In novanta, dense, pagine, non prive di riferimenti scientifici, vengono messi in scena i meccanismi degeneri di quello che, ironia della sorte, viene chiamato: “Stato del benessere”.
Precisa è la descrizione dell’impatto sociale degli apparati politico/burocratici, in termini concreti di compressione delle libertà individuali.
Ma ciò che rende più prezioso e singolare questo lavoro è da un lato l’attenzione posta sul carattere “illusorio” tipico della strumentazione ideologica della dottrina dello Stato, dall’altro la giusta, pesante, valutazione degli effetti degeneri dell’ubriacatura illusionista, in termini di degrado cognitivo, psicologico, morale della nuova umanità infantilizzata.

Così Merlo dedica innanzitutto interessanti riflessioni alla madre di tutte le illusioni: l’illusione dell’infallibilità della soluzione politica.
È l’opinione, comune come le more, del “primato della politica”, l’illusione che un gruppo più o meno ristretto di “superuomini” (ossia, per dirla con Sergio Ricossa, di uomini come gli altri, ma con molto più potere), depositario di una superiore sapienza morale, economica, sociale, disponga di informazioni accentrate: a loro si dovrebbe rivolgere il cittadino-suddito per trovare soddisfazione ai propri bisogni, alle proprie ansie e finanche ai propri sensi di colpa.
Naturale corollario di questa illusione primaria, è l’ideologia dei Beni e Servizi Pubblici, la grande illusione dell’imprescindibilità statale della loro fornitura, attraverso mezzi politici coercitivi.

Chi si prenderà la briga di leggere “Lo Stato illusionista” noterà la scrupolosità con cui l’Autore passa in rassegna i fattori che alimentano le illusioni stataliste, e la facilità con cui queste vengono destrutturate.
Qui preme invece sottolineare ciò che emerge – fondamentalmente e limpidamente – dalla lettura di questo libro: la realtà di una politica fatta di maschere e finzioni cui corrisponde un’umanità ipnotizzata di fantasmi e zombies, impegnati a vivere una vita che non è la loro, nel teatro dell’ ”assalto alla diligenza”, della “rincorsa al privilegio”, dell’impossibile calcolo dei costi/benefici di tasse e servizi imposti in modo monopolistico dalla cricca dei consumatori di tasse, in un circolo vizioso (uroborico), in cui nessuno è più padrone di se stesso.
Di più, nella “società rimescolata”, tutti rinunciano a conoscere veramente se stessi, misurandosi in una società libera e ideando un’autentica cooperazione sociale. Per debolezza. Per paura. Per sfiducia. Le condizioni che riducono in schiavitù l’essere umano.

Il Leviatano, scriveva Ernst Jünger, è un tiranno ora esterno ora interno. È ben possibile che lo spettacolo illusionista finisca presto, con il crollo del teatro sulle nostre teste. Nel frattempo, tuttavia, siccome ne va anche delle “partite personali” di un’intera, giovane, generazione, non va persa la capacità di coniugare uno sguardo lucido sul disastro nichilista che abbiamo davanti, con una fiduciosa considerazione dell’intelligenza e della libertà umana. Solo così, infatti, si può sperare di sottrarre terreno vitale ed immaginativo al Leviatano.
L’impresa è titanica (per questo affascinante), ma non impossibile.

Recensione de <<Lo Stato illusionista. Una storia infinita di tasse e parassiti>>, libro pubblicato da Cristian Merlo per la Leonardo Facco Editore nel 2012,  a cura di Paolo Marcon, originariamente apparsa sul blog Passaggio al bosco

Il libro è disponibile presso lo shop dell’ editore, presso la Libreria del Ponte, ovvero presso la Libreria San Giorgio.

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