Schiavitù e statalismo: un inquietante parallelismo

di Robert Higgs, traduzione di Cristian Merlo

Gli anarchici libertari non revocano certo in dubbio che tali funzioni sociali debbano essere espletate se una società desidera funzionare con un certo grado di successo. Essi contestano però il fatto che debba essere lo Stato (per come lo conosciamo) a metterle in pratica. Essi ambiscono ad un modello in cui siano degli operatori privati, in concorrenza fra di loro, ad esercitare tali funzioni, con il consenso degli utenti che hanno optato per l’acquisto dei loro servizi. Quando utilizzo l’espressione Stato “per come lo conosciamo”, mi sto riferendo ad una forma monopolistica e individualmente non consensuale di ordinamento giurisdizionale, che oggi virtualmente si impone pressoché ovunque sulla faccia della terra


La schiavitù è esistita per migliaia di anni, in tutti i tipi di società e in tutte le parti del mondo. Immaginare lo svolgersi della vita sociale in sua assenza, richiede uno sforzo straordinario. Eppure, di tanto in tanto, degli “eccentrici eresiarchi” sono spuntati qua e là per avversare strenuamente una simile condizione, sostenendo – per la maggior parte di loro – che la schiavitù è una mostruosità morale e che quindi la gente avrebbe dovuto sbarazzarsene al più presto. Questi dissidenti generalmente suscitavano le reazioni più disparate, che potevano andare dal benevolo divertimento al disprezzo più feroce, passando per l’aggressione violenta.
Quando le persone si preoccuparono di fornire delle argomentazioni per opporsi alla proposta di soppressione di quell’istituto, avanzarono molte idee, tra di loro anche molto differenti. Nella prima colonna della tabella riportata in calce, do evidenza di dieci di tali argomentazioni in cui ho avuto modo di imbattermi nelle mie letture. Un tempo, innumerevoli individui pensavano che una o più di queste ragioni costituissero una base adeguata sulla quale fondare una opposizione alla abolizione della schiavitù.

Col senno di poi, però, le argomentazioni addotte appaiono fruste – molto più simili a delle razionalizzazioni ex post che a delle valide ragioni. A quasi tutti, ormai, esse sembrano essere, se non del tutto capziose, quantomeno vacillanti o, nella migliore delle ipotesi, poco persuasive, nonostante possa rinvenirsi, qua e là, un accidentale grano di verità. Nessuno oggi si sognerebbe mai di andare a ripescare queste idee o i loro corollari per sostenere che la schiavitù debba essere ristabilita. Ancorché ne esistano ancora delle tracce in Africa settentrionale e in pochi altri posti al mondo, l’idea che la schiavitù possa concepirsi come un’istituzione sociale difendibile è del tutto insostenibile. Le ragioni che un tempo, non così lontano, sembravano fornire degli appigli convincenti per contrastare l’abolizione dell’istituto, ora non riscuotono il benché minimo interesse.

Strano a dirsi, però, le stesse idee che una volta venivano brandite per giustificare l’opposizione alla abolizione della schiavitù, sono esattamente quelle che, ai giorni nostri, vengono ordinariamente impugnate per giustificare l’opposizione alla soppressione dello Stato (per come lo conosciamo). Gli anarchici libertari che hanno manifestato il coraggio di avanzare pubblicamente delle proposte per sbarazzarsi dello Stato avranno incontrato molti, se non tutti, gli argomenti utilizzati per secoli al fine di sostenere la schiavitù. Così, possiamo proporre un parallelismo, come mostriamo nella seconda colonna della tabella sottostante.

Nella tabella, la reiterazione della scomoda espressione “Stato (per come lo conosciamo)” può suonare strana, o addirittura irritante, ma ho scelto deliberatamente di sottoporre a dura prova la pazienza del lettore in questo modo per una ben precisa ragione. Quando il cittadino ordinario incontra un sostenitore dell’anarchismo, la sua immediata reazione è quella di stilare un elenco di funzioni critiche ed imprescindibili ascrivibili allo Stato, che vanno dalla preservazione dell’ordine sociale al mantenimento di un sistema legale per dirimere le controversie e neutralizzare i criminali, dalla protezione contro gli aggressori stranieri alla salvaguardia dei diritti di proprietà, dall’assistenza alle persone più deboli e indifese alla realizzazione e manutenzione delle infrastrutture economiche, e così via. Questa reazione, però, mira ad un bersaglio sbagliato.

Gli anarchici libertari non revocano certo in dubbio che tali funzioni sociali debbano essere espletate se una società desidera funzionare con un certo grado di successo. Essi contestano però il fatto che debba essere lo Stato (per come lo conosciamo) a metterle in pratica. Essi ambiscono ad un modello in cui siano degli operatori privati, in concorrenza fra di loro, ad esercitare tali funzioni, con il consenso degli utenti che hanno optato per l’acquisto dei loro servizi. Quando utilizzo l’espressione Stato “per come lo conosciamo”, mi sto riferendo ad una forma monopolistica e individualmente non consensuale di ordinamento giurisdizionale, che oggi virtualmente si impone pressoché ovunque sulla faccia della terra.

I lettori potrebbero obiettare che almeno alcuni Stati esistenti hanno il consenso della gente: dove sono però le prove? Che mi si mostri allora l’esistenza di un “contratto sociale” debitamente sottoscritto e validamente costituito. A meno che tutti gli adulti responsabili, soggetti al reclamato potere giurisdizionale dello Stato, dichiarino di avere volontariamente ed esplicitamente accettato la sua autorità declinata in termini precisi, altrimenti si deve presumere i governanti abbiano semplicemente imposto il loro dominio. Le dichiarazioni propagandistiche, i testi di educazione civica, i sondaggi di opinione, le affermazioni da bar, le elezioni politiche, e così via, non costituiscono certo elementi di prova per sostenere il contrario.

Nessuno penserebbe di avvalersi di tali mezzi probatori per dimostrare l’esistenza di un contratto valido con la Virgin Mobile, il mio operatore di telefonia mobile. Allora, quando il governo federale, lo Stato della Louisiana, e la parrocchia di Saint Tammany [in Louisiana le parrocchie costituiscono un livello amministrativo equivalente a quello delle contee negli altri Stati degli USA, ndt] si decideranno a farmi pervenire i contratti con cui manifesto la mia volontà di accettare (o meno) l’acquisto dei loro “servizi”, in base a condizioni mutualmente accettabili?

L’analogia degli argomenti utilizzati per contrastare l’abolizione della schiavitù con quelli impiegati per contendere l’eliminazione dello Stato (per come lo conosciamo), dovrebbe scuotere la fiducia di tutti gli americani che ancora operano nella convinzione che il nostro sia un “governo del popolo, dal popolo, per il popolo”. Dall’angolazione da cui esamino la problematica, si deve dolorosamente ammettere che lo Stato rassomiglia invece più a un complesso istituzionale che insiste su delle basi intellettuali alquanto vacillanti, proprio come la schiavitù.

Argomenti contro l’abolizione della schiavitù e argomenti contro l’abolizione dello Stato (per come lo conosciamo)

Schiavitù Stato (per come lo conosciamo)

La schiavitù è naturale

Lo Stato (per come lo conosciamo) è naturale

La schiavitù è sempre esistita

Lo Stato (per come lo conosciamo) è sempre esistito

Qualsiasi gruppo sociale, a prescindere dalla latitudine, fa ricorso alla schiavitù

Qualsiasi gruppo sociale, a prescindere dalla latitudine, è organizzato in uno Stato (per come lo conosciamo)

Gli schiavi non sono in grado di prendersi cura di se stessi

Le persone non sono in grado di prendersi cura di se stesse

Senza i padroni, gli schiavi sarebbero destinati a perire

Senza lo Stato (per come lo conosciamo), le persone sarebbero destinate a perire

Nei paesi in cui non vige la schiavitù, le persone libere stanno anche peggio degli schiavi

Colà dove non esiste alcuna forma di Stato (per come lo conosciamo), le persone stanno molto peggio (es. Somalia)

Qualsiasi tentativo di abolizione della schiavitù implicherebbe grandi spargimenti di sangue e una serie di altre conseguenze negative

Qualsiasi tentativo di abolizione dello Stato (per come lo conosciamo) implicherebbe grandi spargimenti di sangue e una serie di altre conseguenze negative

Una volta liberati, gli ex schiavi vagherebbero in preda agli istinti, macchiandosi dei crimini più efferati: furti, stupri, omicidi e, in genere, sarebbero fonte di disordine

In assenza dello Stato (per come lo conosciamo), le persone vagherebbero in preda agli istinti, macchiandosi dei crimini più efferati: furti, stupri, omicidi e, in genere, sarebbero fonte di disordine

Il tentativo di sbarazzarsi della schiavitù si configura come un azzardo stupidamente utopistico e del tutto impraticabile: solo un sognatore del tutto disancorato dalla realtà avanzerebbe una simile, strampalata proposta

Il tentativo di sbarazzarsi dello Stato (per come lo conosciamo) si configura come un azzardo stupidamente utopistico e del tutto impraticabile: solo un sognatore del tutto disancorato dalla realtà avanzerebbe una simile, strampalata proposta

Si lasci perdere l’abolizionismo. Sarebbe di gran lunga preferibile garantire agli schiavi delle migliori condizioni di vita – nutrirli, vestirli, alloggiarli, e di tanto in tanto conceder loro degli svaghi – in modo tale che non siano indotti a riflettere troppo sul loro status di sfruttati, bensì siano incentivati a focalizzare l’attenzione sulla vita maggiormente soddisfacente che li attende nell’aldilà

Si lasci perdere l’anarchia. Sarebbe di gran lunga preferibile garantire ai cittadini ordinari delle migliori condizioni di vita – che possano nutrirsi, vestirsi, trovare alloggio, e di tanto in tanto conceder loro degli svaghi – in modo tale che non siano indotti a riflettere troppo sul loro status di sfruttati, bensì siano incentivati a focalizzare l’attenzione sulla vita maggiormente soddisfacente che li attende nell’aldilà

 

Articolo di Robert Higgs su The Independent Institute

Traduzione di Cristian Merlo


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