Brexit: e se fosse un’àncora di salvezza per i popoli europei?

di Dan Sanchez, traduzione di Cristian Merlo

Nel corso della sua rivoluzione industriale, la Gran Bretagna fu un faro di libertà nazionale e di progresso economico, capace di stimolare la riforma liberale sul resto del continente europeo. Una Gran Bretagna indipendente nel corso del XXI secolo potrebbe essere in grado di giocare nuovamente quel ruolo. Così facendo, costituirebbe un valido aiuto per l’Europa al di fuori dell’UE, molto più di quanto potrebbe mai fare al suo interno. Brexit può rappresentare la campana a “morto” per la UE, ma, in ultima analisi, un’ancora di salvezza per il popolo europeo


Gli elettori britannici hanno scelto di uscire dall’Unione europea, esprimendo la loro volontà mediante un referendum nazionale. Nigel Farage, leader del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (UKIP) ha dichiarato, quello di Brexit, il “giorno dell’indipendenza della Gran Bretagna”.

L’affermazione suona particolare, data la storia britannica. Poco più di 225 anni fa, gli Stati Uniti rivendicarono il loro “Independence Day” ed il super-stato da cui gli americani decisero di separarsi era propriamente l’Impero britannico.

 

L’indipendenza non postula l’isolamento

La storia è ricorsiva; in un certo senso, oggi stiamo assistendo alla Rivoluzione Americana in senso inverso. Per taluni rispetti, l’Unione europea costituisce una leva dell’egemonia globale degli Stati Uniti. Optando per l’uscita dall’UE, a dispetto delle minacce da parte di Washington, la Gran Bretagna ha dichiarato la propria parziale indipendenza dagli States.
Ma una siffatta indipendenza non vuol certo dire “isolamento”. Questa è la chiave di volta che viene intenzionalmente pretermessa dalla retorica “unionista” del fronte “remain”. Quando paventa il pericolo di “lasciare l’Europa”, esso evoca scenari catastrofici, come se la Gran Bretagna dovesse abbandonare la civiltà occidentale. Ma “l’Occidente”, come raffigurato nella alleanza dei poteri neo-coloniali guidata dagli Stati Uniti, non identifica la civiltà occidentale. Così come l’Unione Europea non equivale all’Europa. Secedere da un mega-stato, sfidandone il potere assoluto, non implica un processo di arretramento dalla civiltà. Anzi, una simile opzione propizia il livello di civilizzazione.


Piccolo è bello

I sostenitori delle organizzazioni sovranazionali e dei super-stati affermano che la centralizzazione promuove il commercio e la pace: che le unioni doganali consentono di abbattere le barriere commerciali e che un governo internazionale previene i conflitti. In realtà, i super-stati promuovono sia il protezionismo che la conflittualità. Quanto più grande è il blocco protezionista, tanto più si può far fronte all’isolamento economico che viene alimentato con la guerra commerciale. E quanto più grande è il blocco militare, tanto più diventa facile per i paesi bellicosi esternalizzare i costi della propria aggressività trascinando il resto dei compartecipanti nelle spirale delle tensioni conflittuali.

Una piccola unità politica non può permettersi l’isolazionismo economico; semplicemente, non dispone delle risorse interne necessarie. Al netto di tutta la retorica isolazionista dell’UKIP, il risultato pratico dell’indipendenza del Regno Unito dal blocco dirigista della politica economica europea si tradurrà probabilmente in maggiori opportunità di libero scambio e in una accresciuta mobilità del lavoro transfrontaliero (immigrazione). L’indipendenza politica promuove l’interdipendenza economica. E l’interdipendenza economica aumenta i costi opportunità del conflitto e i benefici della pace.


La potenza dell’opzione di “exit”

Il super-stato facilita anche l’imporsi di una politica internazionale di “armonizzazione”. Ciò significa che, all’interno del super-stato, il cittadino non dispone più di alcuna via di fuga dalle leggi liberticide, quali sono i regolamenti che vengono incessantemente partoriti dai burocrati europei. In costanza di decentralizzazione politica, al contrario, tali soggetti possono “votare con i piedi”, optando per dei contesti istituzionali meno gravosi. Pungolati dalla minaccia dell’esercizio di questa opzione di “exit”, i governi sono incentivati ad intraprendere misure di liberalizzazione, al fine di competere per non lasciarsi sfuggire base imponibile. Il referendum di oggi è stato una vittoria sia per Brexit, che per le potenzialità immense dell’esercizio dell’opzione di “exit”. E ciò deve essere salutato come una buona notizia per la libertà europea.
Nel corso della sua rivoluzione industriale, la Gran Bretagna fu un faro di libertà nazionale e di progresso economico, capace di stimolare la riforma liberale sul resto del continente europeo. Una Gran Bretagna indipendente nel corso del XXI secolo potrebbe essere in grado di giocare nuovamente quel ruolo. Così facendo, costituirebbe un valido aiuto per l’Europa al di fuori dell’UE, molto più di quanto potrebbe mai fare al suo interno. Brexit può rappresentare la campana a “morto” per la UE, ma, in ultima analisi, un’àncora di salvezza per il popolo europeo.

Articolo di Dan Sanchez su Foundation for Economic Education

Traduzione di Cristian Merlo


Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*