Europa e Islam: l’integrazione impossibile

di Roberto de Anna

La libertà di pensiero, la multiformità di comportamento, la laicità dello stato, che per noi sono una conquista costata sangue e lutti e fanno parte del nostro DNA, sono nel mondo islamico integralista pure utopie. Allora, come credere alla non pericolosità di una religione siffatta, come credere che milioni di Islamici ignoranti e indifferenti, anzi ostili, alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra arte possano vivere tra noi senza pretendere prima o poi il rispetto delle loro regole


…L’alba era già nelle cose, riusciva a scorgere lontano dove il gruppo di alberi nascondeva la vista del ponte sulla superstrada, alcune figure si stagliavano nette contro il cielo, di secondo in secondo, sempre più chiaro. Il cuore le batteva forte ma Suor Maria cercava di tenerlo sotto controllo, un respiro, pausa, un respiro, calma, calma, non è per me ma queste creature di Dio… Dove? Quando abbiamo sbagliato? Ah! pensieri inutili, meglio avere la testa sgombra, l’occhio vigile. Non voglio che sia questo l’ultimo dei giorni. La radio gracchia improvvisa, parole, parole dure. Nel chiostro una vocina piange cerca conforto, calma, calma, le dita si stringono sul calcio, le nocche bianche ma non è paura… Dove? Quando abbiamo sbagliato? Il proiettile in canna il caricatore ricurvo e ben saldo, arriveranno. Prima o poi arriveranno. Viboldone…Viboldone, povera Abbazia, povera gente!…

Melodramma? Cattiva letteratura? Fantascienza? O cronaca di un futuro prossimo venturo?

Chissà!

Siamo alle soglie di nuovo scontro frontale tra Occidente cristiano e Islam? La storia di mille e più anni di conflitti sta per scrivere nuove pagine, questa volta più subdole, più pericolose? L’Islam è così incompatibile con l’Europa, con la sua storia, con la sua cultura?

L’Islam, la religione nata dalle visioni mistiche di Maometto il prediletto, in diretto contatto con Dio. Maometto il Profeta che, analfabeta, ha ricevuto giorno dopo giorno le parole del Corano, il Libro scritto da Allah, nella Sura VII: “Non c’è che Allah, il sovrano del cielo e della terra, che da la vita e la morte. Abbracciate l’islamismo; seguite il profeta analfabeta, che crede in Allah e camminerete nella via della salvezza ” e ancora nella Sura LXII: “È Lui che suscitò, tra un popolo di illetterati, un apostolo scelto tra loro per spiegargli la fede, purificarlo ed  insegnargli la dottrina del libro della sapienza”.

taglia4L’Islam, nato quattordici secoli fa, cullato dalle sabbie roventi nella terra di Hegiaz, l’occidente della penisola arabica, la terra dei beduini da cui veniva lo stesso Profeta, sviluppatosi dapprima tra Mecca e Medina, si è allargato a macchia d’olio in tutto il mondo arabo, dal Marocco alla Persia di Zoroastro, dall’Africa nera al mar della Cina. L’Islam, aggressivo, religiosamente intollerante, si è diffuso a macchia di leopardo dovunque ma ai confini d’Occidente per tanti secoli è stato fermato, sconfitto dalla forza delle armi (il nostro mondo non sarà mai abbastanza grato a Venezia, alla sua Repubblica, baluardo e difesa della cristianità e del diritto alla libertà dei commerci) e dalla forza delle idee nate in questo continente, votato all’arte, alla scienza; patria della libertà e delle democrazie che a prezzo di sacrifici, a volte enormi, ha saputo tenere a bada un mondo che per noi più alieno non potrebbe essere.

Ma la guerra che sembrava vinta per sempre – mai dormire sugli allori – sta per scoppiare di nuovo e questa volta non ai nostri confini ma ben dentro la nostra terra. Una nuova battaglia che ha come potente alleato del nemico non il mondo musulmano ma noi stessi, pigri, stupidi, grassi, arricchiti mercanti del benessere che in un’orgia di autodistruzione stiamo accogliendo in casa milioni di individui che non solo non si riconoscono nella nostra civiltà ma la disprezzano per fede e hanno il compito di annientarla.

Pazientemente l’Islam ha aspettato che fosse proprio la corrotta e imbelle Chiesa cattolica a dare l’imprimatur all’errore che il mondo Occidentale commette da sempre. Alcuni contenuti della nostra civiltà ci forzano ad attribuire agli altri le nostre stesse reazioni.- Quando veniamo in contatto con altre culture pensiamo che chi abbiamo di fronte pensi e si comporti secondo codici e valori eguali ai nostri. Per esempio, umanizziamo i comportamenti degli animali. Pensiamo che il sorridere degli asiatici equivalga al nostro essere felici o divertiti, non ci sfiora neppure il dubbio che per loro è un modo di manifestare imbarazzo e conseguente animosità verso che li costringe a questo sentimento. Crediamo che le parole aiuto, assistenza, solidarietà siano applicabili a tutti indiscriminatamente mentre per i Musulmani, ad esempio, hanno valore solo se dirette verso i credenti e non verso gli infedeli.

Il Corano, il Libro Sacro dell’Islam, pretende che tutto il mondo sia convertito alla fede in Allah e nel suo Profeta Maometto, e al rispetto di quanto scritto nelle sue pagine, quelle pagine che privano il credente del libero arbitrio pretendendo dedizione assoluta in ogni azione della vita, quelle pagine che dividono il mondo tra Musulmani e “infedeli”.

thumbtrue1307013184272_650_380Ecco perché oggi l’Islam, sconfitto in guerra per secoli, rispetto all’Occidente si muove su due fronti: quello del terrorismo internazionale (pericoloso specchietto per le allodole) e quello della conquista morbida, subdola, quasi omeopatica ottenuta attraverso la migrazione di milioni di disperati, poverissimi, fuori dalla storia del mondo per religione – il Corano non prevede la ricerca scientifica e quindi il progresso – catapultati nel cuore della civiltà occidentale. Una forza per ora quiescente da risvegliare al momento opportuno che per colmo di ironia viene organizzata secondo un progetto realizzato con i mezzi finanziari che noi, assetati di petrolio, forniamo costantemente agli Arabi che vi galleggiano sopra.

Ma se di pericolosità si parla, se, in un futuro così poco lontano da essere già domani, dobbiamo temere i milioni di immigrati che stanno invadendo l’Europa a macchia d’olio è necessario capire dove e in che misura siamo incompatibili.

Il Corano, il Libro scritto da Allah e affidato alla voce di Maometto con la mediazione  dell’Arcangelo Gabriele, conservato in cielo dagli angeli è scritto in arabo e non può essere tradotto. Ogni traduzione in lingue occidentali o comunque diverse per un credente è impensabile, un modo straordinario per legare a sé i credenti costretti a studiare, pensare, leggere, scrivere in arabo, formando un tutto compatto e disciplinato.

Il Corano è il compendio stabilito una volta per sempre di ogni conoscenza, contiene tutto, assolutamente tutto, ciò che è necessario e sufficiente alla conoscenza umana e per conquistarsi il paradiso. Tutto ciò che non è contenuto nel Corano è macchiato di sospetto confinante con il diabolico.

Il Corano comprende la somma di tutte le scienze, ma non fa menzione della fisica, della chimica, della metallurgia, della medicina, della biologia, delle scienze agrarie, semplicemente perché i beduini dell’anno seicento la scienza non sapevano neppure cosa fosse. Per questo il mondo arabo non partecipa allo sviluppo della scienza, della ricerca, della tecnologia. Le conoscenze e le conquiste astronomiche, matematiche, che la tradizione attribuisce ai Musulmani in realtà sono scoperte dovute a popoli arabi successivamente conquistati all’Islam.

Il Corano non fa menzione neppure della musica, della pittura, della scultura, anzi la raffigurazione dell’uomo in qualsivoglia forma è vietata, “..solo a Dio è consentito di creare la forma umana ”.

Dal Corano e dalla  Sunna (la vita e le parole di Maometto interpretate dai sui discepoli) derivano la legge coranica (sharìa), i cinque pilastri (la professione di fede, la preghiera rituale, l’elemosina, il digiuno nel mese di Ramadàn, il pellegrinaggio alla Mecca) il sesto pilastro, la guerra santa (gihàd), che ha il compito di unificare il mondo per ora diviso in due: quello già islamico e quello che è pur essendo di proprietà dell’Islam (tutto il resto del pianeta) è temporaneamente (beni e persone) occupato da non islamici.

Rispetto alle donne il Corano ci insegna “Gli uomini sono superiori alle donne perché Allah diede loro il predominio sopra di esse”. “Le donne sono esseri imperfetti”. “Prescrivi alle tue spose, alle tue figlie e alle mogli dei credenti di lasciar cadere un velo sul loro volto, è un segno di virtù”. “Le donne sono state create per mezzo di un uomo e per gli uomini ”.

L’Islam, nelle versioni integraliste dell’Iran, Afganistan, Pakistan, ma anche Indonesia, Libia per non parlare dell’Algeria e del Sudan, mostra al mondo la faccia crudele e terribile che disumanamente si rivolge, con odio e fanatismo ributtante, contro la sua stessa gente costretta a vivere incubi teocratici dove i più elementari diritti umani sono costantemente calpestati. La libertà di pensiero, la multiformità di comportamento, la laicità dello stato, che per noi sono una conquista costata sangue e lutti e fanno parte del nostro DNA, sono nel mondo islamico integralista pure utopie.

Allora, come credere alla non pericolosità di una religione siffatta, come credere che milioni di Islamici ignoranti e indifferenti, anzi ostili, alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra arte possano vivere tra noi senza pretendere prima o poi il rispetto delle loro regole.

Appunto non possiamo, non dobbiamo credere.

UpkPfA5XLjjgbyKCCzfbSSedmm2sIturXLpaWYZril8=--L’offensiva è già in atto e se non stiamo attenti un giorno, non lontano purtroppo, ci veglieremo e scopriremo che le nostre Basiliche, con la complicità della Chiesa e dei suoi preti sono diventate moschee, che la nostra arte, le straordinarie opere dell’ingegno e della cultura che fanno della nostra civiltà un unicum irripetibile, non solo non avranno più valore ma saranno diventate peccaminose prove della nostra arroganza di uomini liberi orgogliosi di modellare il proprio destino e con la pretesa di pensare con la propria testa.

Tutti noi abbiamo un compito preciso: aprire gli occhi, non farsi sviare da sentimenti di fratellanza non condivisi, guardare in faccia la realtà senza nascondere la testa nella sabbia, difendere la nostra cultura, la nostra arte, la nostra storia e le sue testimonianze sempre e comunque.

Riproposizione di un articolo di Roberto de Anna, originariamente apparso sulla rivista Quaderni Padani, numeri 22/23, anno V, marzo – giugno 1999.

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