Cuba: il catasfrofico lascito della dittatura castrista

di Daniel J. Mitchell, traduzione di Cristian Merlo

In buona sostanza, Cuba era un’economia decotta che veniva sovvenzionata dall’Unione Sovietica. Quando l’Impero del Male collassò e il rubinetto delle sovvenzioni venne chiuso, il Paese da economicamente disastrato si trasformò in un vero e proprio inferno


Il comunismo dovrebbe essere ricordato in primo luogo ed anzitutto per la scia di morte, di brutalità e di repressione che ha invariabilmente generato, ogniqualvolta quel sistema di male assoluto è stato imposto ad una nazione.

Dittatori come Stalin, Mao, Pol Pot, la dinastia nordcoreana dei Kim hanno causato più vittime innocenti di Hitler, o macellato le loro popolazioni in proporzioni ancora superiori.

Ma non dobbiamo dimenticarci che il comunismo si qualifica altresì per il suo famigerato lascito sul piano economico.  Il collasso dell’impero sovietico. Le orribili privazioni della Nord Corea. Il divario enorme che sussisteva tra le due Germanie. La povertà di massa della Cina in epoca antecedente alla parziale liberalizzazione.

Oggi, cerchiamo di focalizzarci su come il comunismo abbia gravemente paralizzato l’economia cubana.

In un editoriale pubblicato per Reason qualche anno fa, Steven Chapman ha sintetizzato con precisione i problemi che tormentano quel popolo da troppo tempo.

Ci possono essere ancora degli estimatori del comunismo cubano in alcune zone di Berkeley o di Cambridge, ma è ben difficile trovarli a L’Avana. … il reddito medio mensile dei cubani ammonta solo a circa $ 20, il che è ben misero, anche qualora si disponesse di alloggi gratuiti, vitto e cure mediche. D’altro canto, i beni gratuiti non sono così facili da reperire: la penuria di cibo è all’ordine del giorno, lo stock di alloggi adeguati è ridotto, e i degenti devono spesso portare con sé in ospedale le proprie lenzuola, il cibo e persino le forniture mediche. … Roger Noriega, ricercatore presso l’Istituto conservatore American Enterprise di Washington, rimarca che prima che il comunismo sbarcasse sull’isola, Cuba “fosse una delle società più prospere e egualitarie di tutte  le Americhe”. Il suo collega Nicholas Eberstadt ha documentato che  la Cuba pre-castrista era caratterizzata da un alto tasso di alfabetizzazione e da una notevole aspettativa di vita, superiore a quella di Spagna, Grecia e Portogallo. Invece di accelerare lo sviluppo, Castro lo ha letteralmente ostacolato.  Nel 1980, gli standard di vita in Cile erano superiori di circa due volte rispetto a quelli cubani. Grazie alle audaci riforme di libero mercato attuate in Cile, ma non a Cuba, il reddito medio del cileno ora sembra essere di ben quattro volte superiore rispetto all’omologo cubano. … Nella sua ultima relazione annuale, Human Rights Watch asserisce: “Cuba resta l’unico paese dell’America Latina che reprime praticamente tutte le forme di dissenso politico”.

Il confronto tra il Cile e Cuba è particolarmente pertinente in quanto le riforme pro-mercato adottate nella nazione sudamericana sono giunte dopo un colpo di stato contro un governo marxista che aveva gravemente compromesso l’economia cilena.

Chapman sottolinea che il pretesto ordinario che viene addotto a sinistra per giustificare  la miseria di Cuba – l’embargo commerciale degli Stati Uniti – non è molto lecito.

Il regime preferisce scaricare la colpa dei proprio fallimenti sugli imperialisti yankee, che hanno imposto un embargo economico per decenni. Di fatto, il suo effetto sull’economia cubana è modesto, atteso che Cuba commercia liberamente con il resto del mondo.

Dal momento che, comunque, il contributo degli Stati Uniti pesa per quasi un quarto della produzione economica mondiale, sono aperto all’ipotesi che l’impatto negativo su Cuba possa essere qualcosa più di “modesto”.

Ma ciononostante sarebbe ancora una spiegazione parziale. Basti solo ricordare che le società comuniste hanno sempre espresso delle economie disastrate, a prescindere dalla possibilità o meno di porre in essere transazioni con il  resto del mondo.

Scrivendo per l’Huffington Post (testata che difficilmente può essere tacciata di sostenere posizioni pro-mercato), Terry Savage spiega, tra l’altro, che la stessa Cuba è un disastro economico.

… Le conseguenze economiche di un cinquantennio di  esperimento socialista totalitario, nel governo di una nazione, sono oggi evidenti. Cuba è un paese bellissimo, popolato da una miriade di persone cordiali, che hanno vissuto in povertà e di privazioni per decenni. Il socialismo nella sua forma più pura semplicemente a Cuba non ha funzionato. Mi è balzato subito alla mente il vecchio adagio: “il capitalismo è l’ineguale distribuzione della ricchezza – ma il socialismo è l’equa distribuzione della miseria”. Edifici che lasciano trasparire la loro antica magnificenza si stanno letteralmente sbriciolando, gli intonaci si sfaldano e le scale cadono a pezzi, nella misura in cui non vi è l’incentivo esercitato dalla proprietà privata al loro mantenimento – né potenziali profitti che possano indurre qualcuno ad interessarsi della loro preservazione …   Ogni cubano ottiene un libretto di razionamento [“libreta”, ndt] e l’assegnazione di una bottega, in cui acquistare, a basso costo, del cibo sovvenzionato. Quello che ho visitato sembrava un magazzino vuoto, con ben poca merce sugli scaffali. Se il riso, i fagioli, le uova e l’olio da cucina non sono disponibili, il cliente deve ripassare la settimana successiva. Sono ammesse cinque uova al mese, il minimo sindacale con cui nascondere a malapena una vita di stenti e patimenti. … I risultati economici della regolazione ultra decennale sono stati abissali. Cuba divenne un protettorato della vecchia Unione Sovietica (ricorderete la crisi dei missili cubani) –  che è rimasto in piedi fino ai primi anni ‘90, sino al collasso dell’URSS. Non potendo più ricevere sovvenzioni dal suo protettore, Cuba entrò in un lungo periodo di crisi che è conosciuto come “i tempi straordinari” –  in cui i cubani stavano letteralmente morendo di fame,  l’elettricità era disponibile per solo due ore al giorno, e la gente rivoltava ogni singola zolla della terra del giardino pur di sopravvivere. I cubani portano ancora le cicatrici di quel periodo terribile, e per molti di loro la situazione attuale non è ancora del tutto migliorata.

la-revolucion-marcha-bienIn buona sostanza, Cuba era un’economia decotta che veniva sovvenzionata dall’Unione Sovietica. Quando l’Impero del Male collassò e il rubinetto delle sovvenzioni venne chiuso, il Paese da economicamente disastrato si trasformò in un vero e proprio inferno.

La buona notizia, se dovessimo tracciare una curva su un grafico, è che la situazione di Cuba sta migliorando, apprestandosi a diventare nuovamente un’economia disastrata.

Ma questo miglioramento lascia ancora a Cuba degli amplissimi spazi di manovra per ulteriori avanzamenti. Cuba può non avere ancora raggiunto gli standard della Nord Corea, ma è peggio del Venezuela: il che è tutto dire.

Il mio amico Michel Kelly-Gagnon dell’Istituto economico di Montreal dà risalto delle orribili notizie concernenti l’economia di Cuba.

Come potrà confermarvi chiunque abbia trascorso parte del suo tempo a Cuba, al di fuori dei dorati resort turistici, il socialismo, in particolare nella versione non sovvenzionata che abbiamo avuto modo di constatare dopo la caduta dell’impero sovietico, è stato un disastro. … Gli ospedali che si crede offrano cure gratuite, prestano il servizio in maniera rapida ed efficace solo alle persone ben introdotte politicamente, gli amici e la cerchia familiare del ceto politico-burocratico al comando, oltre che a coloro che pagano laute tangenti … Quella formazione universitaria “gratuita” di cui molti cubani usufruiscono nei settori tecnici è ben raro che possa valere molto di più di quello che gli studenti abbiano corrisposto. Ci sono pochi libri nelle scuole del Paese, e quelli che si possono trovare sono obsoleti, vecchi di anni, se non di decenni. Le biblioteche del Paese sono vuote … I posti di lavoro garantiti di cui tutti i cubani dispongono vanno bene, sino al momento in cui non si realizza che lo stipendio medio si attesta intorno ai $ 20 mensili. Peggio ancora, il cibo e gli altri beni di prima necessità, sulle cui assegnazioni i cubani avevano ormai maturato un forte affidamento, hanno subito un notevolissimo degrado nel corso degli anni. I turisti spesso si meravigliano di come i cubani appaiano sottili e in salute. Purtroppo molti di loro soffrono terribilmente la fame.

È pur vero che Michel mostra un pizzico di ottimismo nel suo scritto, sottolineando che si è registrata una modesta apertura nell’ambito delle liberalizzazioni economiche (anch’io l’ho notato, tanto da scherzare sul fatto che dovremmo sostituire Obama con Castro).

cubaLa Cuba comunista, afflitta da una burocrazia opprimente, da un anacronistico Stato sociale che pretende di accudirti dalla culla alla tomba, da  un’economia irrimediabilmente scadente, dalla povertà diffusa, sta gradualmente migrando verso soluzioni offerte dal settore privato. A decorrere dal momento in cui Raul Castro ha “temporaneamente” assunto i poteri del fratello Fidel sei anni fa, e culminando con l’approvazione, da parte del partito comunista, di un importante pacchetto di riforme …, Cuba ha intrapreso una serie di misure sempre più coraggiose per attuare le riforme di libero mercato. Queste vanno dalla garanzia di una maggiore flessibilità offerta agli imprenditori per dirigere delle piccole imprese, all’utilizzo di terreni agricoli pubblici da parte dei singoli agricoltori, per giungere all’eliminazione di una serie di norme e regolamentazioni oltremodo onerose. Ironia della sorte, vi sono molti aspetti istruttivi che i canadesi … possono trarre da questo cambiamento.

E ci sono molte cose che gli Stati Uniti possono imparare, in particolare il nostro Presidente [all’epoca Obama, ndt], che è così illuso da affermare che vi sono cose (presumibilmente positive) che l’America può assimilare da Cuba.

Un punto di discussione che mette d’accordo tutti i sostenitori di Cuba è che il Paese ha condotto un buon lavoro nel ridurre la mortalità infantile. Ma, come spiega Johan Norberg, tale affermazione si dissolve quasi completamente ad un esame più approfondito.

In definitiva, il comunismo è un sistema brutalmente incompatibile tanto con la libertà umana, quanto con  la libertà economica.

E poiché esso soffoca la libertà economica (in ragione della pianificazione centralizzata, del controllo dei prezzi, e degli altri vari tratti distintivi dello statalismo integrale), ciò genera la povertà di massa.

Sorprendentemente, ci sono ancora alcuni esponenti della sinistra che vogliono farci credere che il comunismo funzionerebbe se le leve del comando fossero gestite dai  “buoni”. Immagino proprio che non li sfiori nemmeno il pensiero che le persone buone, per definizione, non ambiscono a comandare sulla vita degli altri.

P.S.  Nessuna analisi di Cuba sarebbe completa senza fare accenno al bizzarro feticismo di alcuni esponenti della sinistra che si pregiano di indossare t-shirt celebranti quel razzista omicida di Che Guevara.

Quali saranno le future  prospettive, berretti da baseball con l’effigie di Kim Jong-un? Oppure un salvaschermo del computer che ritrae Hermann Göring? O l’immagine di Pol Pot sui berretti delle ragazze?

A questo mondo capita sicuramente di imbattersi in stravaganti sciroccati pronti a difendere ogni forma di statalismo coercitivo.

P.S.  Ecco la mia unica battuta in tema di comunismo (diversa da quelle raccontate da Reagan, nel suo famoso video).

P.P.S. Su consiglio di un lettore, permettetemi di aggiungere un’ulteriore postilla. Probabilmente il più sorprendente atto di accusa nei confronti del comunismo è  constatare che gli standard di vita a Cuba, quando Castro prese il potere, erano perlomeno simili a quelli che si registravano ad Hong Kong. Oggi, il divario tra i due Paesi è incalcolabile.


Articolo di Daniel J. Mitchell su Foundation for Economic Education

Traduzione di Cristian Merlo

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