L’arte di interpretare l’azione umana: per una nuova teoria ‘post-austriaca’ del capitale

di Carmelo Ferlito

Hermeneutics of Capital. Post-Austrian Theory for a Kaleidic World è l’ultima fatica di Carmelo Ferlito, grande esperto di scuola austriaca di economia, nonché Adjunct Professor presso l’ INTI International College di Subang, in Malesia e Senior Fellow presso l’ Institute for Democracy and Economic Affairs di Kuala Lumpur.

Obiettivo dell’autore è la trattazione e la riproposizione, in chiave inedita ed originale, di uno dei temi più controversi della scienza economica, nonché oggetto di dibattito all’interno della stessa scuola austriaca: quello della teoria del capitale.

Se da un lato l’economia neoclassica è limitata ad affrontare il capitale come uno stock misurabile di beni, gli economisti austriaci, pur sottolineando la natura eterogenea dei beni, non hanno sviluppato un approccio organico da poter contrapporre alla visione mainstream. Anche se la teoria del capitale di Böhm-Bawerk, di solito identificata come teoria austriaca del capitale, ha lasciato insoddisfatti molti economisti austriaci, una chiara definizione di capitale, coerente con il soggettivismo mengeriano, non è ancora emersa all’interno della scuola. Lo stesso Lachmann, il più fervente critico dell’approccio di Böhm-Bawerk, non è stato in grado di sviluppare una definizione di capitale coerente con le proprie critiche.

Seguendo Lachmann e la sua applicazione dell’ermeneutica all’economia, il saggio di Ferlito tenta di definire il capitale come il risultato di processi mentali soggettivi, determinati da intenzioni ed aspettative individuali, e non dal possesso di specifiche caratteristiche fisiche ed economiche. Il saggio non intende ridefinire totalmente la teoria del capitale ma, più specificatamente, intende raggiungere una definizione di capitale, beni di capitale e valore del capitale; tali definizioni tentano di completare il lavoro iniziato da Lachmann, e la speranza è di trovare un certo consenso tra gli studiosi non soddisfatti dallo stato presente della teoria del capitale, dominata da una prospettiva oggettivista post-ricardiana. Infatti, al momento di giungere ad una definizione di capitale, anche Lachmann sembra non essere in grado di mostrarsi coerente con la sua critica brillante alla prospettiva ricardiana. In particolare, nel distinguere tra beni di capitale e capitale ‘potenziale’ e ‘attuale’, il libro tenta di superare tale lacuna e di definire capitale e beni di capitale in termini radicalmente soggettivisti.

Tale approccio viene poi esteso alla teoria dell’imprenditore, alla ricerca di un punto di contatto tra gli approcci di Schumpeter e Kirzner, spesso contrapposti, ma qui analizzati come complementari.

Infine, l’approccio ermeneutico basato sulla centralità delle aspettative è applicato alla teoria del ciclo economico, nel tentativo di superare la tradizionale visione austriaca, che vede nella manipolazione monetaria il punto centrale nella creazione di cicli di crescita e crisi, e di dimostrare come le fluttuazioni economiche siano invece un fenomeno naturale dello sviluppo economico, proprio a causa della dinamica fondamentale delle aspettative di profitto.

 

Di seguito si propone, in anteprima assoluta in lingua italiana, la prefazione al libro, ad opera di David L. Prychitko, Professore del Department of Economics, Northern Michigan University, Marquette, MI, USA.

L’economia neoclassica ha una teoria del capitale che lascia molto a desiderare. Il capitale è essenzialmente modellato come uno stock di risorse produttive usate per produrre beni di consumo e servizi. Ma non solo esso viene considerato come stock. Nel modello standard esso è trattato come omogeneo, la K maiuscola di un’equazione. Ogni elemento dello stock di capitale – ogni ‘pezzo’, per così dire – viene considerato alla stregua di ogni altro pezzo, come se lo stock di capitale fosse semplicemente un enorme ammasso di cose, quali mastice o argilla.

Al contrario, la scuola austriaca ha enfatizzato la natura eterogenea del capitale. Delle botti di vino (un bene di capitale per un’azienda vinicola) non possono essere considerate la stessa cosa di un forno fusorio (un bene capitale per una fonderia). Ciascun bene serve scopi, piani e obiettivi differenti. Ciascuno presenta un uso specifico. In questo caso, un bene non è il sostituto di un altro; essi sono usati in combinazione con altri beni di capitale per ottenere prodotti diversi.

Piuttosto che elaborare una teoria dello ‘stock’ di capitale, gli austriaci vedono il capitale come una struttura, come un insieme di cose notevolmente complesso e in continuo cambiamento (le parti stesse sono guidate da differenti piani di investimento di imprenditori in cerca di profitto). La struttura deve essere coordinata nel tempo, in modo tale che non solo gli attuali piani di consumo delle famiglie possano essere soddisfatti, ma che lo possano essere anche i piani futuri. Qui i prezzi di mercato, che riflettono le sottostanti condizioni di offerta e domanda e, criticamente, i tassi di interesse di mercato che coordinano il risparmio delle famiglie e i piani di consumo, diventano la chiave per spiegare un’economia ben coordinata e in crescita. Inoltre, se i tassi di interesse venissero manipolati da una banca centrale, i piani di consumo e risparmio potrebbero divergere, i prezzi relativi della struttura di capitale venire distorti, e così si verificherebbe un boom insostenibile, che porterebbe ad una eventuale (ed inevitabile) crisi.

In questo libro il Professor Ferlito cerca di edificare il proprio approccio a partire dalla tradizionale visione austriaca del capitale e dal suo posto nella spiegazione dei cicli economici, e di muovere oltre. Egli sostiene la necessità di un’ermeneutica del capitale. Ma cos’è l’ermeneutica? Di sicuro si tratta di un termine sconosciuto per il 99 per cento circa degli economisti di professione.  

L’ermeneutica è l’arte dell’interpretazione. Essa è emersa dapprima come un modo di interpretare il significato dei testi biblici (e più tardi legali), circa due secoli or sono, attraverso l’approccio di Friedrich Schleiermacher. Ma con il lavoro di Hans-Georg Gadamer negli anni Sessanta del Novecento, e con quello di Paul Ricoeur negli anni Settanta e Ottanta, l’ermeneutica per come la conosciamo oggi è giunta a trattare la stessa azione umana come un testo. Essa enfatizza il fatto che le persone sono esseri interpretativi. Nella vita quotidiana le persone affrontano la sfida di interpretare le azioni, i significati e i piani degli altri nel mondo sociale. Inoltre, lo scienziato sociale affronta la sfida di interpretare le azioni e i significati degli agenti che egli stesso studia. Per comprendere il significato delle azioni imprenditoriali, ad esempio, il teorico deve capire i piani dell’imprenditore e il modo in cui l’imprenditore interpreta i prezzi, i tassi di interesse e le opportunità di profitto che potrebbero essere raggiunte combinando beni di capitale in modi specifici. Gli economisti mainstream semplicemente non si sono preoccupati di fare ciò, e solo una manciata di austriaci lo ha fatto.

Il Professor Ferlito è uno di loro, e lo fa in modo piuttosto sottile. Per spiegare in modo più completo un’economia in crescita, complessa e dinamica – per non parlare della sua struttura – il tempo reale, l’incertezza e le aspettative imprenditoriali giocano ruoli chiave. Per esempio, i prezzi non sono semplicemente dei pezzi di dati a disposizione. I prezzi, e i loro mutamenti, debbono essere interpretati. Ricavi e costi non sono semplicemente numeri su di un foglio contabile. Anch’essi devono essere interpretati. (L’imprenditore deve chiedersi non solo perché, ad esempio, i ricavi siano scesi, ma anche cosa ciò significhi per il suo business e come influenzerà il futuro). L’innovazione profittevole, compresa propriamente, può verificarsi solamente nel tempo reale e in condizioni di vera incertezza. È quindi basata su un atto interpretativo. Allo stesso modo sono basate su atti interpretativi le innumerevoli azioni di imitazione imprenditoriale che spesso seguono sull’onda del successo degli innovatori, attendendosi profitti a loro volta. Infatti, un’aspettativa in se stessa è fondamentalmente un atto di interpretazione.

Tornando indietro direttamente alla teoria del capitale, anche il capitale stesso è un atto di interpretazione, poiché i beni di capitale non sono ‘dati’ in un’economia dinamica. Un imprenditore deve prima impiegare la propria immaginazione e tentare di determinare (o scoprire) quali risorse siano adatte per realizzare i propri scopi, alla ricerca del profitto. Una volta formulato il proprio piano, quelle risorse divantano effettivamente beni capitale solo quando il piano è messo in azione.

Per il Professor Ferlito, le implicazioni di una siffatta teoria del capitale sono enormi. Egli porta l’analisi in una direzione che il resto degli austriaci ermeneutici, e i fan austriaci di Joseph Schumpeter, potrebbero non gradire. Attingendo più dalla teoria schumpeteriana dell’innovazione (e dell’imitazione) che dal concetto kirzneriano di allerta imprenditoriale (che sembra minimizzare l’importanza dell’atto interpretativo), il Professor Ferlito sviluppa una teoria ‘post-austriaca’ del capitale e dei cicli economici. Egli sostiene che i processi schumpeteriani di innovazione ed imitazione – ed in particolare l’eccitamento speculativo che essi alimentano – potrebbero muovere un’economia in crescita verso una crisi… senza che ci sia stata manipolazione del tasso di interesse da parte della banca centrale. Questo sfida la versione tradizionale della teoria austriaca del ciclo economico. I post-keynesiani, in particolar modo quelli influenzati dal lavoro di Hyman Minsky (che a sua volta adotta qualcosa della dinamica schumpeteriana), dovrebbero prendere nota.

Questo libro, infatti, non è un’analisi austriaca tradizionale, e allestisce il palcoscenico per un livello del dibattito completamente nuovo.

David L. Prychitko, traduzione di Carmelo Ferlito

 

Dicono di Hermeneutics of Capital Post-Austrian Theory for a Kaleidic World:

 

Edificando sull’approccio di Ludwig Lachmann, questo libro, affascinante e ben scritto, fornisce nuove intuizioni sui fondamenti filosofici ed ermeneutici della scuola austriaca di economia, ed esplora nuove direzioni nei campi della teoria del capitale, dell’imprenditore e dei cicli economici. Il libro di Ferlito è un eccellente lavoro per catturare l’interesse di ogni studioso che consideri la filosofia come più rilevante della matematica quale disciplina sorella dell’economia.

Francesco Di Iorio

Nankai University, Tianjin, China

Ferlito sviluppa una teoria del capitale fondata su come le persone con conoscenza imperfetta interpretano il mondo reale e, nel tempo, apprendono e modificano le proprie azioni. Egli affronta a testa alta i difficili e complessi temi che circondano la natura e il significato del capitale, e traccia con intelligenza e determinazione le loro conseguenze per l’analisi economica in generale e per la teoria del ciclo economico in particolare.

Sanford Ikeda

Purchase College, State University of New York, Purchase, NY, USA

Originale, accessibile e scritto in modo brillante, questo libro fornisce una stimolante nuova lettura delle idee centrali della scienza economica austriaca: capitale, aspettative e cicli economici. Hermeneutics of Capital dimostra che le crisi non possono essere comprese senza considerare le fluttuazioni economiche come naturali.

Stefano Lucarelli

University of Bergamo, Bergamo, Italy

Hermeneutics of Capital è una lettura obbligatoria per accademici e leader dei think tank orientati al libero mercato. Il dott. Ferlito ristruttura l’idea di capitale della scuola austriaca di economia, guidandoci verso un nuovo approccio, orientato all’umano, dove le intenzioni e le aspettative individuali non sono il risultato di caratteristiche economiche ma quello dell’azione umana.

Lorenzo Montanari

Property Rights Alliance, Washington, DC, USA

Il mercato è una rete di milioni di imprese che si completano e coordinano l’un l’altra intertemporalmente e sincronicamente, originando una struttura della produzione estremamente complessa. Per comprendere come e perché tale struttura sia coordinata o meno, dobbiamo applicare una teoria che ci consenta di studiare come essa funzioni, cioè una teoria del capitale. Tuttavia, nonostante la sua grande importanza, gli economisti hanno sistematicamente ignorato un tale bisogno e oggi non possediamo una teoria del capitale ben sviluppata. In Hermeneutics of Capital il dott. Carmelo Ferlito affronta la sfida di costruire una moderna teoria del capitale. Questo è un libro notevole che cambierà il modo di pensare di molti economisti sul funzionamento effettivo del mercato.

David Sanz Bas

Universidad Católica Santa Teresa de Jesús de Ávila, Ávila, Spain

Carmelo Ferlito, affrontando temi controversi, è in grado di guidare il lettore, che non necessariamente deve essere un economista, visto che la lettura appare facile e immediatamente comprensibile; infatti il libro non è scritto per soli specialisti. Occuparsi di teoria del capitale richiede una conoscenza profonda di alcuni strumenti analitici, imponendo una documentata speculazione, a sua volta risultante dalla ricerca rigorosa e da valutazioni personali. L’autore, costruendo sul proprio bagaglio culturale, mostra elevato rigore scientifico, come testimoniato anche dalle proprie passate e qualificate pubblicazioni.

Cristina Spiller

University of Verona, Verona, Italy

Il libro è disponibile esclusivamente in lingua inglese.

È possibile acquistarlo cliccando qui, ovvero qui.

Hermeneutics of Capital può essere anche agevolmente prenotato presso la Libreria del Ponte di Guglielmo Piombini, che dispone altresì delle altre opere, in lingua italiana, del Prof. Ferlito.

DENTRO LA CRISI:

http://www.libreriadelponte.com/det-libro.asp?ID=1193

ECONOMICA FENICE:

http://www.libreriadelponte.com/det-libro.asp?ID=1362

 

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