Vivien Kellems: una vita spesa a combattere il Leviatano fiscale

di Wendy McElroy, traduzione di Cristian Merlo

La nostra legislazione fiscale è come un’idra mostruosa di 1.598 pagine, e io ho intenzione di attaccare, attaccare e attaccare fino a quando l’avrò emendata da ogni peccato

Se i principi viaggiano sulle gambe delle persone, allora la vita di Vivien Kellems (1896-1975) testimonia con forza che le imprese non possono essere schiave dello Stato.

Per oltre 25 anni l’industriale di Westport, in Connecticut, ha combattuto strenuamente la battaglia contro il sostituto d’imposta federale, in quanto si rifiutò di fare da esattrice, nel conferire direttamente all’erario le imposte trattenute dai salari dei suoi dipendenti. Se il governo avesse voluto che operasse come un “suo agente”, dichiarò Vivien Kellems, mi “devono pagare, e voglio un distintivo”.

Nel suo testo “Per una nuova libertà”, l’economista Murray Rothbard ha esaminato la presa di posizione della Kellems:

In base a quale principio morale il governo può costringere i datori di lavoro ad agire come fossero suoi gabellieri, a titolo del tutto gratuito? Il meccanismo della ritenuta alla fonte, naturalmente, è il fulcro dell’intero impianto delle imposte federali sul reddito. Senza il processo, costante e relativamente indolore, della trattenuta automatica dell’imposta sulla busta paga del lavoratore, il governo non potrebbe mai sperare di innalzare la pressione fiscale che grava sui lavoratori attraverso delle soluzioni di pagamento forfettarie.

 

Misura “Temporanea”

Il meccanismo della ritenuta alla fonte sui redditi fu introdotto nel 1943, come misura temporanea per finanziare i costi della Seconda Guerra Mondiale. Con il nome di “Tassa per la Vittoria”, essa richiese alle aziende di utilizzare risorse proprie per trattenere le imposte, mantenere le registrazioni contabili e trasferire all’erario i fondi raccolti; eventuali errori o una mancata conformità avrebbero potuto comportare gravi sanzioni. Così le aziende divennero contestualmente i commercialisti e gli esattori non remunerati del governo federale.

Dopo la guerra, però, non si intravedeva alcun intendimento volto ad abrogare il meccanismo del sostituto d’imposta e così Vivien Kellems, che aveva nel frattempo conseguito un master in economia e con un dottorato quasi in mano, decise che non avrebbe più obbedito al disposto governativo. La sua ribellione era fondata su argomentazioni che andavano ben al di là della mancanza di un distintivo …

Nel suo libro del 1952, “Toil, Taxes and Trouble”,  Kellems spiegò che la sua rivolta era incardinata su assunti di natura costituzionale. L’articolo I, sezione 2, comma 3 della Costituzione degli Stati Uniti dichiara che “I rappresentanti e le imposte dirette saranno ripartiti fra i diversi Stati …  in proporzione al numero dei loro abitanti”. La sezione 9, comma 4, così recita: “Non si applicherà testatico o altro tributo diretto, se non in rapporto al censimento o alla valutazione degli averi di ciascuno …”.

Kellems concluse:

I nostri antenati legarono strettamente le mani del Congresso e assicurarono la libertà e l’indipendenza del popolo americano. Come? Rendendo assolutamente impossibile imporre un’imposta sul reddito. Quello che colpisce il reddito è certamente un gravame diretto che deve essere corrisposto da chi percepisce il reddito. Specificando che le imposte dirette devono essere esatte in base al numero di persone, e non su ciò che queste hanno prodotto come avveniva ai tempi dell’antico Egitto, un’imposta sul reddito si poneva semplicemente come un argomento del tutto improponibile.

(Contrariamente alla posizione sostenuta da Vivien Kellems, tuttavia, i tribunali americani hanno a lungo ritenuto che l’imposta sul reddito fosse un’imposta indiretta costituzionalmente legittima).

 

Richiesta di giudizio

Nel febbraio del 1948 Vivien Kellems invitò pubblicamente il governo a perseguirla. Al contrario, quattro agenti dell’IRS (l’amministrazione fiscale e tributaria statunitense, ndt) arrivarono a reclamare la corresponsione di 1.685,40 dollari, sebbene i suoi dipendenti avessero già sistemato i propri conti con l’amministrazione fiscale. Gli agenti, che si videro respingere sdegnosamente la loro richiesta, intimarono alla banca della Kellems di pignorare la somma dal suo conto corrente.

Il conflitto divenne famoso a livello nazionale quando show televisivi come “Meet the Press” la intervistarono. Durante il talk show di Eleanor Roosevelt, “Today With Mrs. Roosevelt”, in voga negli anni cinquanta, Vivien Kellems ebbe a dire:

Come ben sapete, il Congresso può promulgare tutte le leggi che desidera. Il Presidente può firmare tutte le leggi che desidera. Ma nessuna legge può considerarsi valida nel nostro paese fino a quando la sua costituzionalità non sia stata dichiarata dalla Corte Suprema.

Qualsiasi cittadino che dubiti della costituzionalità di una legge ha il diritto, e a mio parere anche il dovere, di violare la legge in modo da costituire un precedente. Ed è proprio ciò che ho fatto.

Kellems si fece promotrice anche dell’organizzazione di un gruppo di pressione nazionale chiamato “Liberty Belles and Boys”, in funzione di ottenere l’abrogazione della ritenuta alla fonte.


Intentar causa al governo

Nel 1949 gli agenti del fisco le intimarono la corresponsione di 6.100 dollari. Nonostante la prova che i suoi dipendenti avessero già pagato la propria quota di ritenuta, gli esattori forzarono nuovamente la sua banca a consegnare il denaro all’erario. Nel gennaio 1950 Vivien Kellems si rivolse presso la corte distrettuale federale a New Haven per ottenere il risarcimento. Non le fu concesso di perorare la propria causa impugnando argomentazioni di natura costituzionale, ma riuscì a ottenere, ad ogni modo, un risarcimento pieno.

Alla fine Vivien Kellems dovette abbandonare il proposito di perseverare nel perseguire legalmente l’IRS, in ragione dei costi a cui avrebbe dovuto sobbarcarsi, ma non abbandonò mai la lotta. Nel 1969 disobbedì a un ordine del tribunale di produrre dei documenti finanziari, adducendo il fatto che ciò avrebbe violato i suoi diritti, garantiti dal Quinto Emendamento.

Secondo alcune voci, Vivien Kellems si rifiutò altresì di presentare le dichiarazioni fiscali; altre indiscrezioni propendono invece per la versione di una presentazione dei moduli in bianco. In un’intervista del 1975 con il “Los Angeles Times” – l’anno della sua morte – la dissidente di Westport dichiarò:

La nostra legislazione fiscale è come un’idra mostruosa di 1.598 pagine, e io ho intenzione di attaccare, attaccare e attaccare fino a quando l’avrò emendata da ogni peccato.

Questa guerriera, tanto misconosciuta quanto indomabile, merita senz’altro un posto di primo piano nella storia dell’individualismo, potendo ergersi orgogliosamente accanto a contemporanei come Rose Wilder Lane e Isabel Paterson.

 

Articolo di Wendy McElroy su Foundation for Economic Education

Traduzione di Cristian Merlo

Articolo originariamente apparso su Mises Italia

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