Come il libero mercato ha reso popolare il gelato

di Alexander Hammond, traduzione di Cristian Merlo

La bollente ondata di calore in Gran Bretagna ha generato una richiesta eccezionale per il piacere che, nel corso dell’ultimo secolo, si è trasformato in un “must” estivo irrinunciabile in tutto il mondo: il gelato. Le vendite sono aumentate del 100 percento da un anno con l’altro e Londra ospita persino una mostra pop-up a tema, opportunamente intitolata “Scoop”.

Solo 350 anni fa il gelato veniva considerato una delizia rara, riservata ai re e ai più ricchi fra gli aristocratici. Per goderne, una persona doveva essere in grado di permettersi la refrigerazione, che nel mondo preindustriale costituiva un processo complesso e oneroso.

 All’epoca, per refrigerare i prodotti alimentari la gente necessitava del terreno per costruire una ghiacciaia (per conservare il ghiaccio), di un accesso all’acqua corrente e di servitori per tagliare e tritare il ghiaccio. Il ghiaccio avrebbe dovuto essere ricostituito regolarmente ed era disponibile solo in presenza di climi specifici e in periodi particolari dell’anno. Ma grazie al progresso tecnologico e scientifico, il gelato è diventato disponibile praticamente per tutti.

La prima menzione che si registra del gelato può essere fatta risalire al menu di una festa tenuta nel 1671 dal re Carlo II. Il banchetto si tenne per celebrare il decimo anniversario dell’ascesa di Carlo al trono d’Inghilterra, Scozia e Irlanda. Il gusto rimane sconosciuto, ma il dessert era esclusivo per la tavola del re e servito con “un piatto di fragole bianche”.

La nuova delizia fece rapidamente breccia. Mangiare il gelato non solo era attestazione di uno status sociale molto elevato, ma gli stessi gusti costituivano un mezzo per fare bella mostra di sé. Dal cetriolo al garofano, dallo sherry al narciso (anche se il narciso è velenoso), più il sapore era stravagante, più questo veniva apprezzato dagli aristocratici.

Spostando avanti la lancetta di 150 anni per giungere agli anni cinquanta del XIX secolo, il gelato era ormai diventato un bene disponibile per le masse, anche se secondo modalità alquanto differenti rispetto a quelle odierne. Gli immigrati italiani che trovarono rifugio nel Regno Unito per sfuggire alle guerre napoleoniche e alle cattive condizioni economiche crearono il “Penny Lick”. I venditori ambulanti vendevano un piccolo bicchiere di gelato per un centesimo a folle di clienti festanti. Questo simpatico marchingegno finì per avere conseguenze mortali.

Il Penny Lick fu bandito nel 1898 dopo essere stato direttamente associato all’esplosione di un focolaio di tubercolosi. La tubercolosi si diffonde attraverso le secrezioni respiratorie – colpi di tosse, starnuti e saliva – quindi non sorprende di certo che un bicchiere pulito con uno straccio sporco e poi riutilizzato sarebbe stato facilmente infestato dai germi. Fortunatamente, la necessità è la madre di ogni invenzione e le apprensioni suscitate in ambito sanitario diedero un impulso alla creazione del cono gelato, che comparve per la prima volta a New York nel 1896 (o St. Louis nel 1904 – non vi è assoluta certezza), il quale sostituì ben presto il bicchiere Penny Lick.

A seguire fu la volta della macchina per gelato con leva a manovella della londinese Agnes B. Marshall. Alla fine del 1800, Marshall iniziò a utilizzare la nuova tecnologia dell’azoto liquido per produrre gelati di miglior qualità. Sam Bompas, il condirettore della mostra del gelato “Scoop”, la descrive come “l’omologo vittoriano di Jamie Oliver” e le macchine che ha creato si dimostrano ancora più efficaci delle odierne macchine da gelato casalinghe.

Nel 1930, l’azienda Cadbury iniziò a servire un gelato morbido alla panna montata con una piccola scaglia di cioccolato, noto come “the 99”. Utilizzando processi produttivi più efficienti, la prelibatezza raggiunse nuove vette di popolarità e rapidamente divenne sinonimo dell’estate per i britannici, di vacanze sulle spiaggie di ciottoli e di cartoline perfette.

Quella del gelato è una storia comune: la storia di un bene un tempo riservato ai re, che poi diviene uno status symbol diffuso fra i ceti aristocratici, per giungere infine a qualcosa di cui tutti noi ora possiamo beneficiare. Questo tipo di progresso, la transizione dal lusso a un bene di consumo quotidiano, è tipico di quasi tutti i generi alimentari moderni: dalla torta al cioccolato ai waffle, allo sciroppo. Anche l’idea di conservare gli avanzi è un fenomeno relativamente recente, reso possibile da un processo di refrigerazione economico e agevole.

Come Humanprogress.org continua a dimostrare,

il più delle volte tendiamo a dimenticare la nostra spettacolare ascesa, che ci ha condotto dalla miseria più opprimente a una cornucopia nemmeno immaginabile in precedenza … il progresso scientifico fa di ognuno di noi un re.

Il futuro del gelato è, letteralmente, scintillante, con varietà di gusti fosforescenti, e aromi gommosi, frizzanti e alcolici all’orizzonte. Ora è disponibile anche una variante non velenosa del gelato al narciso. Mentre siamo in attesa del ritorno a un clima più fresco, non dovremmo mai scordare che oggigiorno noi tutti siamo nelle condizioni di concederci un piacere che sino a pochi secoli fa era accessibile ai soli sovrani.

Articolo di Alexander Hammond su Foundation for Economic Education

Traduzione di Cristian Merlo