Due libri assolutamente da non perdere

Recensione dell’Associazione Gilberto Oneto

La recensione di due libri più che mai attuali al tempo del Coronavirus: “Troppa Italia, troppo Stato, troppi parassiti”, raccolta di scritti di Gilberto Oneto, e “Parassitismo politico e lotta di classe. Per una riscossa dei produttori” a cura di Cristian Merlo

La crisi del coronavirus ha reso estremamente attuali due libri: Troppa “Italia”, troppo Stato, troppi parassiti, raccolta di scritti brevi e interventi di Gilberto Oneto (Il Cerchio e Associazione Gilberto Oneto, Rimini 2017) e Parassitismo politico e lotta di classe. Per una riscossa dei produttori, a cura di Cristian Merlo (con contributi di G. Piombini, R. Raico, D. Hart, A. Vitale e C. Merlo), GoWare – L. Facco Editore, Firenze 2019. Perché?

Stanno ormai emergendo in tutta la loro gravità e con tutte le loro devastanti conseguenze problemi negati per decenni e quindi trascurati nel loro progredire, svilupparsi e aggravarsi, fino alla loro macroscopica esplosione. I nodi stanno venendo al pettine, come sempre accade, prima o poi, in politica. Primo fra tutti vi è quello, di vecchia data, del “parassitismo politico – (burocratico)”.

Già nel lontano 1982 la Ricerca pluriennale de “il Gruppo di Milano” per una riforma costituzionale, diretta da Gianfranco Miglio – volutamente ignorata e sbeffeggiata dalla classe politica di allora (una masnada di grassatori e di regolamentatori ancora rimpianta da chi allora la supportava, ma in realtà responsabile di un debito pubblico che non ha pari nel mondo e di una rapina sistematica di risorse, che ha impoverito milioni di cittadini) – ma confinata in polverosi cassetti dei palazzi del potere, si apriva nel primo saggio, di Giovanni Bognetti, con le parole:

È probabilmente legittimo individuare come principale causa prossima della crisi del sistema politico italiano l’esistenza di un eccessivo quantitativo di rendite politiche.

Gianfranco Miglio

Queste rendite, garantite dal potere politico (e dal suo monopolio della violenza nello Stato), sono la spina dorsale del “parassitismo politico-(burocratico)”, che significa “vivere alle spalle degli altri”, ossia dei ceti produttivi di risorse e di valore economico. Da allora tutte le necessarie e perfettamente possibili, radicali riforme di un sistema corrotto e inefficiente, che sta provocando oggi migliaia di morti per carenze di strutture, sono state ostacolate dalla classe politica, che non solo ha continuato a irridere le proposte di riforma di Gianfranco Miglio (elaborate sulla base di una competenza maturata in più di cinquant’anni di studi), ma che in seguito ha spacciato per “riforme” ritocchi di facciata e specchietti per le allodole. Quanto più tali riforme sono state rinviate, tanto più difficile è diventato far fronte ai problemi strutturali che si sono andati aggravando nel tempo. Il sistema politico dello Stato territoriale italiano, costruito 160 anni fa sulla violenza e mantenuto in vita con dosi massicce di questa e con l’aggiunta di una prolungata rapina inaudita ai danni dei ceti produttivi – che non ha equivalenti al mondo – è finito in un tale stato comatoso da essere ormai irriformabile, pur continuando a generare consumo improduttivo di risorse, esaurimento del numero dei produttori, espansione dei ceti che vivono di tasse, devastazione dei capitali, de-industrializzazione, rapina parassitaria dei produttori a vantaggio di caste politico-burocratiche privilegiate (e del settore produttivo da queste protetto) sempre più vaste e fameliche, responsabili della devastazione contemporanea.

Non si tratta ormai soltanto dei problemi delle regioni produttive padane, già assaltate da tempo immemorabile da bande di predoni politico-mafiosi, saccheggiate da un residuo fiscale (differenza fra quanto viene versato in tasse e imposte a Roma e quanto ritorna in termini di trasferimenti e spesa per servizi) che ammonta ormai a oltre 56 miliardi annui, da una paralisi burocratica inaudita dovuta al centralismo politico, lasciate languire con strutture universitarie (per secoli ai vertici mondiali) ormai devastate dal clientelismo e dal nepotismo politico-familiare, che hanno provocato la fuga all’estero di persone capaci e competenti, la distruzione della ricerca e con strutture sanitarie costrette a lavorare come nel Terzo mondo (senza i necessari strumenti, dato che tutte le risorse finite nel buco nero del parassitismo sono state dilapidate), con conseguenti migliaia di morti. Nel gorgo si accorgono oggi di essere finite anche le regioni italiche meridionali. In queste ultime, infatti, dopo lunghi decenni di sprechi di risorse, migliaia di opere incompiute che servivano a foraggiare i partiti (corruzione e appalti quali macchine per l’erogazione di rendite politiche) e le cosche mafiose a quelli legate, con opere costate miliardi ai ceti produttivi padano-alpini, si è arrivati a constatare che i progetti nella sanità erano solo sulla carta, che mancano gli ospedali e che gli abitanti di quelle terre, se si diffonderà il contagio, moriranno come mosche.

Il parassitismo politico è da decenni la causa primaria di un sistema degenerato come quello dello Stato territoriale “italico”, una gabbia che sfrutta tutti (le sue regioni settentrionali come quelle meridionali, asservite a gruppi politico-mafiosi di ogni genere) e che non rende i servizi che fa finta di realizzare, senza nemmeno aver mai avuto intenzione di crearli veramente.

Nella raccolta di interventi di Gilberto Oneto il problema del parassitismo politico-burocratico fa da sfondo a folgoranti interventi, molto utili per comprendere la situazione attuale, poiché si riferiscono ai lunghi anni della disastrosa gestione della crisi del 2008-2009. In molti suoi passi Oneto riesce a anticipare le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti, scrivendone con ironia e umorismo, ma anche con lucidità incomparabile.

Il secondo libro, Parassitismo politico e lotta di classe, va invece in cerca di una coerente teoria del parassitismo politico, ossia di quel “vivere alle spalle degli altri” e del lavoro (o dello scambio) di chi non cerca protezione politica, servendosi della garanzia offerta dal potere (uso o minaccia della violenza). Questo è un fenomeno universale, sempre esistito nella storia umana, che però presenta dimensioni molto variabili a seconda delle epoche e delle società. Laddove diventi così esteso da superare il livello di produzione di risorse, come sta avvenendo nel caso italiano, può portare al collasso di un sistema politico-economico, come è già accaduto più volte nella storia.

Questa ricerca a più voci, largamente ispirata all’analisi scientifica della politica di Gianfranco Miglio (Lezioni di Politica, vol. 2 Scienza della Politica, Il Mulino, Bologna 2011), parte da due semplici constatazioni. Se il fenomeno del parassitismo politico viene accuratamente occultato agli occhi dell’opinione pubblica, esso però tende a riemergere di prepotenza nella sua palmare evidenza, dopo un secolo della sua espulsione dagli studi scientifici di sociologia, scienza politica, economia (in misura dell’occupazione statale delle Università e dei centri di ricerca, mentre prima gli studiosi se ne occupavano eccome, ritenendolo un fenomeno macroscopico e cruciale), che ha causato enormi danni alle scienze sociali e politiche. Contrariamente alle narrazioni ideologiche, che considerano le relazioni di mercato, contrattuali e volontarie (che hanno permesso in passato all’Europa di emergere dalla condizione “normale” dell’umanità, quella della miseria) quali responsabili dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e invece i rapporti di dominio politico, di sfruttamento dei pagatori di tasse (tax-payers) e dei produttori come modelli di autentica libertà (sistemi socialisti e statalisti di ogni genere), questo libro consente di capire perché queste idee errate abbiano predominato.

Le caste parassitarie che vivono a spese di chi produce risorse, cercando però anche di giustificare in ogni modo la loro sistematica rapina, tentano di occultare – grazie anche all’opera dei loro “intellettuali di corte” – la realtà dello sfruttamento di coloro che, resi impotenti dall’assalto dei parassiti, spesso non riescono nemmeno a riconoscere questi ultimi.

Il parassitismo politico-burocratico e la rendita politica (non guadagnata sul mercato, ma garantita dal potere, spesso alleato con le mafie) sono diventati il vero flagello di uno Stato sempre più afro-balcanico come quello italiano, nel quale i cittadini padani sono ormai costretti a vivere, come scriveva Oneto, come in un autentico campo di lavoro, in un laogai che ha distrutto, costringendola a una stagnazione, oggi anche assassina, una delle economie produttive fra le più floride del pianeta.

Recensione apparsa in precedenza sul sito dell’ Associazione Gilberto Oneto