Marx e Hitler: le due facce della stessa medaglia

di Lawrence K. Samuels, traduzione di Cristian Merlo

In un’epoca in cui Karl Marx è sempre più venerato per aver cercato di porre fine a tutte le disuguaglianze, diventa essenziale comprendere la natura delle sue teorie politiche, l’attivismo che lo ha animato e il suo temperamento. E quando si inizia a indagare più a fondo la figura Marx e le sue idee utopiche, si scoprirà che le sue qualità più umane non coincidono affatto con la sua presunta immagine idealizzata. Di fatto, Marx non fu un profondo pensatore dotato di un talento eccelso, bensì era un razzista, un nazionalista socialista, un guerrafondaio che odiava gli ebrei, gli slavi e ambiva a ricostituire un potente impero tedesco.

E quando si fa mente locale per individuare altri leader di spicco che fanno eco all’ideologia e alle ambizioni di Marx, non può che salire alla ribalta un altro personaggio iconico. Anch’egli, a sua volta, un noto militante socialista tedesco, dotato di buffi mustacchi e che vagheggiava un potente impero retto da una razza superiore, di origine ariana. Il nome di quel socialista autoritario è nientepopodimeno che quello di Adolf Hitler.

Senza alcun dubbio, da un punto di vista ideologico, economico e politico, Karl Marx e Adolf Hitler erano pressoché indistinguibili. Come padre e figlio, essi erano due autentici guerrieri della giustizia sociale, determinati a trasformare in un’arma l’intolleranza, il socialismo, il razzismo e il nazionalismo per conseguire il bene superiore. In grande stile, possiamo affermare che Marx e Hitler si adattano perfettamente a farsi interpreti di un profilo politico affine, tanto nella veste di compagni fraterni [accomunati da idee comuni], che in quella di fratelli animati dalla medesima combattività. Marx e Hitler sono cioè due facce della stessa medaglia.

Non ci si lasci ingannare dagli alterchi che affiorano tra i teppisti nazisti e quelli di stampo comunista. I socialisti sono avvezzi a far fuori altri socialisti o i comunisti, anche su larga scala. Questi duelli violenti per il conseguire il potere e per soddisfare l’ego sono innati nel DNA dei collettivisti militanti. Stalin uccise milioni di suoi compagni russi, inclusi i trotskisti, vecchi irriducibili bolscevichi, leader e soldati militari sovietici e persino i comunisti tedeschi. Una moltitudine di nazioni comuniste hanno invaso e devastato altre nazioni comuniste a causa di piccole differenze ideologiche. I collettivisti non vanno d’accordo insieme.

Basti semplicemente esaminare il comportamento ondivago di Marx nei confronti dei suoi stessi compagni, considerato che non si è certo risparmiato nell’insultare e nel denigrare ferocemente i suoi colleghi socialisti di tutta Europa. Marx desiderava ardentemente essere sempre al centro dell’attenzione; nel caso qualcuno dei suoi seguaci avesse osato eclissarlo, non si sarebbe certo fatto remore ad attaccarlo verbalmente con insulti razzisti, a rivolgergli delle accuse palesemente false o a tacciarlo di aver contratto la sifilide. Nel tentativo di ridicolizzare i sodali o gli avversari nel corso di dibattiti pubblici, Marx spargeva odio contro gli stessi compagni dedicati alla causa, bollandoli come “rospi”, “canaglie”, “folla di emigranti europei”, o “marci maiali emigranti che sguazzano nella sporcizia dei giornali”.

A causa della personalità tossica di Marx, la cultura marxiana favorì una propensione alla lotta per la conquista del potere, sia all’esterno che all’interno, come ben dimostra l’ordine di Stalin di assassinare Leon Trotsky in Messico e l’esecuzione di quasi tutti i vecchi bolscevichi che furono tra i fondatori della Russia sovietica nel 1917. Gli attacchi proditori e le congiure politiche rappresentavano elementi costitutivi e integranti della psicologia comunista, così come di quella dei loro cugini nazionalsocialisti in Germania.

Marx e i suoi seguaci ideologici rappresentavano una controreazione reazionaria che era stata fomentata per sconfiggere le temute minacce del capitalismo industriale, del liberalismo di matrice lockiana e dell’individualismo. E ad ingrossare le fila del marxismo non furono solo molti compatrioti antisemiti, antidemocratici e fautori del pangermanismo, ma vi fu anche un caporale della Prima guerra mondiale e ammiratore di Marx – un certo Adolf Hitler.

Per molti aspetti, Hitler fu enormemente influenzato dal marxismo e dai suoi sforzi intesi a distruggere la classe media borghese, le rendite non guadagnate e il capitalismo ebraico.

Quando fu di stanza a Monaco, Hitler si occupava a tempo perso di politica del socialismo rivoluzionario e del marxismo duro, prima sotto lo Stato Popolare di Baviera e poi sotto la Repubblica Sovietica Bavarese, assai incline alla violenza. Hitler era ovviamente attratto dal socialismo autoritario di Marx. Hitler era un ammiratore dei prussiani e delle loro ossessioni militaristiche e dittatoriali, e in particolare del re prussiano Federico il Grande.

Marx era un tedesco prussiano che esigeva il dominio autoritario e la disciplina ferrea. Hitler e Marx covavano entrambi rabbia, erano privi di scrupoli e ambiziosi allo stesso tempo, e prediligevano la dittatura all’autodeterminazione individuale.

Quindi, perché Hitler dovrebbe essere stato attirato dalle teorie di Marx? Egli era ovviamente colpito dal nazionalismo rivoluzionario del filosofo di Treviri e dal suo sostegno all’unificazione della Germania. In un massetto, Marx ha inciso:

L’unica soluzione possibile che consentirà di preservare l’onore e gli interessi della Germania è, lo ripetiamo, una guerra con la Russia.

Ovviamente, sia il nazionalismo che il socialismo erano compagni inseparabili dell’ideologia di Marx. Nonostante la sua difesa di un movimento proletario internazionale, l’ardente legame che ha avvinto Marx al nazionalismo e al socialismo di stampo germanico sembra accostarlo in maniera non equivoca al nazionalsocialismo. Alcuni studiosi hanno affermato che, nel mentre elaborava il suo comunismo nazionalista, Marx stava nel frattempo gettando le basi per un tipo di socialismo nazionale tedesco e che, soprattutto, senza la sua figura non ci sarebbe mai stato né un Mussolini né un Hitler. Con la palese difesa, da parte di Marx, di un’agenda di guerra improntata al razzismo e al nazionalismo, alcuni arrivano a ipotizzare che Hitler avrebbe potuto facilmente diventare uno dei suoi aiutanti o uno dei suoi seguaci comunisti.

In una lettera del 1851 indirizzata a Marx, Engels esplicitò l’idea sottesa al pan-germanismo nazionalistico, scrivendo che “non vi sono motivi perché la Polonia continui a esistere” e che la soluzione da intraprendersi avrebbe dovuto essere quella di annettere “dalla parte occidentale della Polonia tutto ciò che può essere annesso, per consentire ai tedeschi di occupare le loro roccaforti con il pretesto della ‘protezione’, impiegando il popolo come carne da cannone e divorare così il loro paese”. Marx non sembrava così contrariato.

Marx mostrò spesso i suoi sentimenti sciovinisti e il suo razzismo nazionalista con la denigrazione dei russi slavi. Non ha fatto mistero di “non fidarsi di alcun russo” e che “non appena un russo si insinua, si scatena l’inferno”. Del resto, anche Hitler non nutriva altro che disprezzo nei confronti della “inferiore” razza slava presente in Russia.

Secondo Leopold Schwarzschild, autore del libro Karl Marx: The Red Prussian, Marx era un acceso guerrafondaio, che incitava “più violentemente di chiunque altro ad una guerra che avrebbe favorito la creazione dell’impero tedesco”.

Il docente e politico britannico Christopher Hollis ha scritto che Marx non credeva certo nell’uguaglianza delle nazioni, ma al contrario era “un nazionalista pan-tedesco in tutto e per tutto e il linguaggio razzista circa la superiorità o l’inferiorità di una razza si confaceva alquanto naturalmente alle sue idee”. Anziché ergersi a difesa dell’internazionalismo, sia Marx che Engels nel 1848 si spesero in una campagna per l’unificazione della Germania, pubblicando un breve pamphlet del Partito comunista tedesco con il quale si auspicava che “l’intera Germania fosse dichiarata una repubblica unica e indivisibile”.

Quanto al suo odio per gli ebrei, Marx approntò un intruglio velenoso carico di antisemitismo. Nella sua lettera “Sulla questione ebraica” del 1844 ha scritto:

Qual è la religione terrena dell’ebreo? La pratica del mercanteggiare. Qual è il suo dio mondano? Il denaro … Il denaro è il dio geloso di Israele, di fronte al quale nessun altro dio può esistere.

Sebbene l’ateo Karl Marx fosse in parte ebreo di nascita, accusò gli ebrei di far parte di una cospirazione giudaica mondiale, un’accusa che Hitler, anch’egli ateo, ripetutamente pronunciò molti decenni dopo. Marx ha scritto:

Così troviamo che ogni tiranno è sostenuto da un ebreo, così come ogni papa da un gesuita. In verità, le brame degli oppressori sarebbero vane, e la praticabilità della guerra sarebbe fuori discussione, se non ci fosse un esercito di gesuiti a soffocare il pensiero e una manciata di ebrei a razziare le tasche.

Marx non si dimostrò certo timido nel vomitare invettive odiose e razziste. Per non essere superato dalla retorica razzista di altri dottrinari socialisti, Marx una volta lanciò una raffica di insulti nei confronti di un collega socialista ebreo tedesco, Ferdinand Lassalle. Scrisse una lettera con cui accusava Lassalle di essere di razza mista, chiosando:

Il negro ebreo, Lassalle … ora mi è completamente chiaro che, come dimostrato dalla sua formazione cranica e dai suoi capelli, egli discende dai negri dall’Egitto, supponendo che sua madre o sua nonna non si fossero incrociate con un negro. Ora questa fusione di giudaismo e germanismo con una sostanza di base negra deve necessariamente dar vita a un prodotto peculiare. Anche l’invadenza del soggetto è tipica di un negro.

Marx non solo era un fanatico e un antisemita, ma esibiva anche uno stravagante atteggiamento di darwinismo sociale quando sosteneva la schiavitù della popolazione nera in Nord America. Hitler non avrebbe potuto far altro che accondiscendere, considerando che il lavoro forzato nella Germania nazista fu condotto su una scala senza precedenti, con il rapimento e la schiavizzazione di circa 12 milioni di stranieri. Marx dichiarò senza mezzi termini nel 1846:

Senza schiavitù non ci sarebbe cotone, senza cotone non sarebbe sorta l’industria moderna. È la schiavitù che ha dato valore alle colonie… Senza schiavitù, il Nord America, la nazione più progressista, si trasformerebbe in un paese patriarcale. Espungete il Nord America dalla mappa e otterrete l’anarchia, il completo decadimento del commercio e della civiltà moderna. Ma eliminare la schiavitù significherebbe proprio spazzare via l’America dalla mappa.

Marx fu anche estremamente antidemocratico, si oppose alle elezioni popolari e favorì una dittatura del proletariato. In una lettera del 1851 indirizzata a Engels, Marx spiegò che il suo obiettivo “non era altro che un piano di guerra contro la democrazia”. Engels acconsentì con entusiasmo, riferendosi alla strategia di Marx come la “Pianificazione della Campagna contro la Democrazia”. Hitler ne sarebbe risultato deliziato; ci sarebbe stata piena sintonia anche con i sentimenti antidemocratici di Marx a favore di una dittatura a partito unico per la Germania.

Karl Marx aveva poche qualità che potessero redimerlo, se mai ve ne fossero. Non era né progressista né illuminato; era bensì un razzista, un antisemita, un nazionalista tedesco, un autocratico guerrafondaio, un nemico della libertà, machiavellico, un sostenitore della schiavitù dei neri, oltre che meschino, omofobo, megalomane, bullo e calunniatore, un acerrimo oppositore della libertà di scelta individuale, nonché fiero patrocinatore dei valori reazionari contro il liberalismo e il capitalismo industriale. Potremmo dire sostanzialmente le stesse cose anche di Hitler. In quasi tutti i sensi, Marx si adatta all’immagine iconografica di Hitler come un guanto stretto. Si potrebbe facilmente confondere la figura di Marx con quella di Hitler. Ma è stato il razzismo basato sul collettivismo marxista che lo ha spinto a fomentare il conflitto, aizzando gli uni contro gli altri, in una sorta di politica identitaria che ha suscitato politicizzazione, profonde divisioni e odio, elementi che sono stati un propellente fondamentale per i nazionalsocialisti tedeschi.

Il razzismo di Marx ed Engels non conosceva limiti. Ma i motivi per cui Marx, Hitler e una profusione di socialisti mostravano una simile ostilità nei confronti dell’etnia e della cultura ebrea possono essere ascritti al loro profondo odio per la borghesia capitalista. Marx ha scritto:

La società borghese genera continuamente l’ebreo dalle sue stesse viscere.

Tuttavia, gli storici hanno ipotizzato che alcuni socialisti potrebbero aver impiegato l’antisemitismo semplicemente come mezzo per far avanzare la loro dottrina anticapitalista. Non si trattava certo di un’impresa titanica. Per secoli, gli europei hanno considerato il capitalismo degli ebrei, e in particolare l’usura, come una sorta di corruzione morale.

Ma gli attacchi non erano indirizzati solamente contro il capitalismo di ispirazione ebraica. Anche il liberalismo era un bersaglio chiave. Ad esempio, i riformatori socialisti in Germania, come il Partito sociale cristiano alla fine del XIX secolo, “attaccarono l’economia del laissez-faire e gli ebrei come parte della stessa piaga liberale”. Tutto ciò si riduceva a una manifestazione di antisemitismo alimentata dall’odio per il capitalismo. E questo aspetto era ciò che avvinceva in realtà i nazionalsocialisti di Hitler con l’utopia comunista di Marx. Entrambi odiavano il capitalismo ebraico-liberale e ambivano a costituire una comunità di uomini che mettesse il bene comune davanti a quello individuale.

Il marxismo è strettamente allineato al nazionalismo socialista, come è stato notato quando, nel 1926, Stalin adottò le sue politiche del “socialismo in un solo Paese”. La Russia sovietica si era rivolta al comunismo nazionalista, e nel fare ciò, come ha opinato lo scienziato politico della UC Berkeley A. James Gregor,

la teoria marxista si rivela come una variante del generico fascismo, che inequivocabilmente rese l’Unione Sovietica una cugina del nazionalsocialismo tedesco.

Marx e Hitler erano così simili in così tanti aspetti che i leader della Russia sovietica dovettero prendere le distanze dal loro ex partner social-fascista. Ma la storia può essere spietata. Nonostante le montagne della vecchia propaganda sovietica eretta su false narrazioni, Marx e Hitler stanno iniziando a essere inquadrati come due razzisti autoritari, forgiati dalla medesima pietra a forma di stella rossa. Per molteplici profili, considerata la loro estrazione politica e sociale quasi identica, metaforicamente parlando, Hitler potrebbe essere considerato come il figlio spirituale di Marx.

Articolo di Lawrence K. Samuels su LewRockwell.com

Traduzione di Cristian Merlo

Cristian Merlo è curatore del recente volume “Parassitismo politico e lotta di classe. Per una riscossa dei produttori” (Leonardo Facco Editore, 286 pagine), che si caratterizza per essere una tra le più approfondite raccolte di studi intese a indagare il conflitto di classe tra produttori di ricchezza e parassiti.

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