L’attualità del pensiero di Frédéric Bastiat

di Adalberto Ravazzani

Innamoratevi della libertà. Amare la libertà significa, al di là di ogni compromesso di mediazione, nutrirsi delle idee di autori immortali, pensatori eccelsi che, con il loro pensiero, hanno potato quelle radici teoriche e morali capaci di rivoluzionare la società. Amare la libertà significa interiorizzare il pensiero di Frèdèric Bastiat (1801-1850), economista, filosofo e giornalista francese. In una società italiana ormai sprofondata nello statalismo più soffocante, le riflessioni di Bastiat sono uno spiraglio di luce. Sono teorie pure, laddove la teoria è condizionata dalla prassi e viceversa.

La filosofia economica di Bastiat fu controcorrente e possiede un’attualità davvero significativa: l’economista francese, infatti, possiamo classificarlo come un liberale, un libertario e un liberista ante litteram. E ancora: fu un individualista “feroce” e, quella che fu la sua lungimiranza morale, la sua onestà intellettuale e l’acume critico, fanno di lui un classico del pensiero economico. Bastiat ha il pregio di essere attuale senza mai sbiadire nel tempo, senza mai conformarsi al pensiero economico o filosofico accademico e mainstream, basato su assunti (totalmente fallaci) come il progressismo, la giustizia sociale o il politicamente corretto. Il suo stile di scrittura fu limpido e chiaro, ispirato al giornalismo. Non è un caso che Schumpeter lo definì come il più grande giornalista economico del suo tempo.

La prima lezione di Bastiat che dobbiamo rivendicare ancora con più forza ai giorni nostri è la teoria della difesa dell’individuo, nonché l’individualismo metodologico. Bastiat nella sua opera “La legge”, difese con tutte le armi possibili la concezione del diritto naturale (Ius naturae), ereditata da Grozio e Locke. L’individuo unico e irripetibile della tradizione cristiana e liberale possiede dei diritti inalienabili, come la vita, la proprietà e la libertà, che derivano direttamente da Dio. Bastiat operò una sforbiciata alla “Ockham” e ribaltò la concezione negativa di Bentham sui diritti naturali o individuali. I reali “nonsensi sui trampoli” sono il diritto statuale e le sue norme positive e arbitrarie vigenti in un determinato territorio.

La seconda straordinaria lezione che possiamo ricavare da Bastiat è valorosa: la critica dello statalismo. <<Lo Stato – dice Bastiat – è quella grande finzione con cui tutti cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri>>. Con il suo inchiostro limpido, il pensatore francese smontò i pregiudizi cristallizzati degli statalisti e le loro opinioni fittizie. Pensiamo solo alla politica economica. L’intervento dello Stato in economia non solo può produrre delle disfunzioni e delle inefficienze, ma è capace di apportare delle “storture” all’equilibrio del mercato e alla libera iniziativa privata. La teoria dominante ed in voga nei dipartimenti economici- ovvero la teoria keynesiana- concepisce lo Stato come una sorta di pianificatore retto e morale, coadiuvato dall’intervento dei policy maker, degli ingegneri sociali, ovvero i politici. Questa concezione non è solo falsa ma è anche smentita dalla realtà dei fatti. Bastiat ci mise in guardia in “Quello che si vede e quello che non si vede” sui rischi dell’interventismo statale (con il racconto della Finestra rotta). Inoltre, criticò il monopolio dell’entità pubblica dei prodotti, delle merci, della moneta e dell’istruzione.

Bastiat non fu solo un arguto pensatore; egli testimoniò sul campo le sue doti da visionario. Pensiamo solo alla politica fiscale. Bastiat fu un apologeta del libero commercio, del laissez faire, dell’ordine spontaneo del mercato e dei suoi suoi meccanismi interni (a partire dalla “mano invisibile” che guida le scelte degli operatori economici). Per questo motivo attaccò senza sosta la politica fiscale e il regime delle imposte e della tassazione. Lo Stato, per l’economista libertario, non solo non produce nulla, non solo offre sul mercato rispetto ai concorrenti servizi o beni costosi e scadenti (a differenza dell’economia di mercato o del capitalismo). Lo Stato non possiede risorse proprie ed è per questo motivo che ambisce a detenere un “patrimonio preda” attraverso la spoliazione legale dei contribuenti, imponendo tasse, dazi, imposte, barriere doganali e limiti alla libera attività economica. Attraverso la tassazione lo Stato nutre se stesso e le proprie “élite”, danneggiando in questo modo i produttori della ricchezza, spogliati “legalmente” del frutto del proprio lavoro e delle proprie fatiche. Per Bastiat tutto questo è ingiusto e intollerabile.

l suo lavoro riuscì a spezzare le false certezze che contraddistinguono la nostra atmosfera culturale, frutto dell’egemonia di una ristretta minoranza astiosa verso il lavoro, la responsabilità e le fatiche. Una delle opere fondamentali del suo sterminato pantheon economico porta il titolo di “Sofismi economici”. I sofismi sono frutto di un errore della ragione e della logica umana. Al posto della verità si sovrappongono dei simulacri tanto sbagliati quanto pericolosi. Ed ecco che in economia come in filosofia, nella letteratura come nel giornalismo, dominano opinioni prive di qualunque fondamento veritiero. Bastiat ci insegna ad usare la logica e a fare a meno delle false e obsolete ipotesi. Bastiat, inoltre, ci ha lasciato un’eredità senza precedenti: la Scuola Economica Austriaca. La linfa vitale di questo approccio economico è la libertà, il rigore analitico e la critica di tutti quei substrati che si oppongono al mercato (in primis il marxismo). Accanto al collettivismo sono stati messi in stato d’accusa i principi della pianificazione centrale. Gli austriaci rivendicano la libertà economica, a partire da una profonda contestazione della moderna teoria monetaria (MMT) e la critica della concezione della moneta “fiat”.

Bastiat, Von Mises e von Hayek come capostipiti di questa scuola hanno lasciato in eredità ai posteri coraggiosi allievi di ogni tempo e di ogni generazione, in giro per il mondo. In Italia, per esempio, uno dei più preparati ed agguerriti studiosi dell’economia austriaca è Aleksander Autina. Profondo conoscitore della finanza e della situazione economica italiana, Autina è un amante della libertà, un economista davvero in gamba e alternativo. Possiede un armamentario infinito di conoscenze, a partire dalla matematica e dagli strumenti indelebili dell’econometria, capaci di creare modelli per verificare le ipotesi di politica economica. Per non parlare di Giacomo Zucco, austriaco come Autina nell’anima, imprenditore e conoscitore di fama internazionale delle criptovalute; un militante della libertà e per la libertà, proprio come Bastiat.

Leggete Bastiat, per non perdere mai la speranza nemmeno nei momenti più difficili della storia umana. Siate dei Bastiat contrari, per non adeguare la vostra mentalità al conformismo della nostra epoca!

Articolo di Adalberto Ravazzani