Elogio dell’imprenditore

di Adalberto Ravazzani

Tra le varie figure sociali presenti nei nostri ordinamenti, quella dell’imprenditore è sicuramente la più maltrattata a livello giuridico, economico e sociale. In Italia, infatti, l’imprenditore non gode di ottima fama. Quali sono le cause?

In primis la ragione si trova nella mentalità patologica del mondo dell’istruzione, il quale considera l’attività imprenditoriale un “male assoluto” da affossare dialetticamente e moralmente. Ci troviamo di fronte a un vecchio retaggio della cultura sessantottina, “progressista”, collettivista, marxista, intellettualistica e parassitaria.

La seconda ragione è esclusivamente sociale: nel nostro paese manca totalmente un approccio di studio critico e una cultura accademica o manualistica a favore della libera attività economica.

Ora, quello che voglio tessere è un elogio del vero imprenditore, ovvero dell’imprenditore puro. Quest’ultimo, come ha affermato in maniera impeccabile uno dei massimi studiosi di liberalismo, ovvero Guglielmo Piombini, non vive del capitalismo di relazione, cioè non è succube delle logiche stataliste o dei favori della classe politica. Tutt’altro. L’imprenditore nel senso più universale del termine è colui che produce ricchezza, crea posti di lavoro, si impegna a fondo per l’innovazione, si adatta alle esigenze del libero mercato, sfrutta l’imprevedibilità del momento per creare nuovi sentieri e straordinari orizzonti. In un momento storico come il nostro, in cui le imprese vengono tartassate da regolamentazioni soffocanti, dalle misure restrittive per “contenere” la pandemia di Coronavirus, in uno scenario politico-giuridico che rischia di far saltare migliaia di attività economiche, noi dobbiamo ringraziare gli imprenditori, i commercianti, i negozianti, i loro dipendenti, tutti coloro che ogni giorno faticano con determinazione per portare avanti una missione, che è motivazione di vita.

Joseph Alois Schumpeter

Elogiare l’imprenditore significa valorizzarne appieno la sua struttura morale. L’imprenditore, come affermava un grande economista come Joseph Alois Schumpeter nella “Teoria dello sviluppo economico”, è il fulcro dell’economia stessa, è il motore della struttura economica. L’imprenditoria è vita, ragione di esistere, impegno e costanza. L’imprenditore è colui che rischia mettendo in campo tutte le sue forze, sfidando il tempo, lo spazio, le logiche particolaristiche ed ogni retaggio delle corporazioni. L’imprenditore, a differenza dell’intellettuale – il quale vanta un fantomatico e inesistente “capitale culturale” – non si rinchiude in opinioni preconcette ma modifica costantemente se stesso a seconda delle circostanze. Sfrutta la conoscenza non per qualche esigenza narcisistica, ma per sfruttarne appieno la le potenzialità. L‘imprenditore non lo si può giudicare dalla “carta”, dai drappi, dal titolo di studio, dall’esteriorità. Lo si può valutare per i risultati, le conseguenze delle sue scelte, i suoi principi, il suo coraggio e la sua struttura morale.

         Adam Smith

Non è un caso che, per l’etica calvinista, l’imprenditore cercasse la sua predestinazione nel lavoro e nella famiglia, intesa come struttura primaria del Diritto naturale. E ancora: l’imprenditore, come affermava Adam Smith, padre del liberismo economico e primo grande economista classico, autore de “La ricchezza delle nazioni” (1776), è l’Undertaker, ovverosia “colui che prende su di sé” la responsabilità di eseguire un lavoro.

La categoria del rischio è di fondamentale importanza. Non si è imprenditori senza rischio. Chi preferisce una vita sicura, piena di false certezze, comoda e libresca, non può ambire ad essere un vero imprenditore, il quale rischia in prima persona il proprio capitale investito. Il nostro impegno è quello di valorizzare il capitalismo puro, il vero imprenditore, la piccola e media impresa, tutti coloro che lavorano giorno e notte per produrre e garantirci un futuro con beni e servizi ottimali. A loro deve andare la nostra stima e riconoscenza, ogni singolo giorno dell’anno. Che sorga anche in Italia un nuovo sole di speranza. Cari imprenditori, non siete soli! C’è ancora chi crede in voi e vi sostiene con ogni mezzo possibile. Anche con la stampa e la penna. Quella penna che sfida ogni minuto con sagacia il pensiero unico dominante.

Articolo di Adalberto Ravazzani

 

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