Per una riscossa dei produttori

Recensione di Adalberto Ravazzani

Un libro – per essere definito tale – dovrebbe rispondere a due prerequisiti: in primis deve parlare al cuore di ogni uomo. La scrittura non dovrebbe mai essere una “parola morta”, ma un fluire costante di sentimenti. Secondariamente un libro dovrebbe ambire ad essere un manuale rivoluzionario, quindi dovrebbe essere capace di far riflettere gli individui e di esprimere il vero.

 Un’opera che corrisponde a questa categorizzazione è “Parassitismo politico e lotta di classe. Per una riscossa dei produttori (Leonardo Facco Editore, 286 pagine), curata da autori come Cristian Merlo – laureato in politica economica ed autentico cultore di liberalismo e della Scuola Austriaca -, e Guglielmo Piombini, gestore della Libreria del Ponte a Bologna, uno dei massimi studiosi di liberismo e libertarismo, un libertario di fama internazionale. Allo scritto ha collaborato con grande sagacia il Professor Alessandro Vitale, docente presso l’Università degli Studi di Milano. Le pagine contengono scritti come quelli di David Hart e Ralph Raico.

Lo scopo di questa antologia libertaria è molto semplice: rinnovare la metodologia delle scienze umane e della filosofia, affinché si preoccupino di analizzare obiettivamente uno dei fenomeni più antichi e attuali della storia dell’umanità: il parassitismo.

Adalberto Ravazzani, autore della recensione

Karl Marx (1818-1883), l’avversario principale dei nostri autori, affermava che la società è la risultante degli scontri e delle lotte di classe, prese come una costante perenne nello scorrere inesorabile dei tempi. Negli scritti marxisti troviamo la dialettica Patrizio e Plebeo, il conflitto tra il Servo e il Signore, o la contrapposizione tra il Proletario e il Capitalista. I deficit teorici dell’autore de “Il Capitale” non tardano a farsi sentire. L’artefice dell’ideologia socialista mostrò tutta la sua cecità intellettuale: Marx non si rese conto che, al di là delle “belle parole” lo scontro della società è comprensibile dall’opposizione indelebile tra i produttori di ricchezza e i parassiti.

Merlo, ispirato dallo spirito infuocato di Von Mises, ha ripercorso la fenomenologia storica del parassitismo adattandola alla modernità. Piombini, animato da Thomas Jefferson e Gianfranco Miglio, nomi incancellabili dell’intelligenza del liberalismo, ha mostrato che è possibile costruire una teoria della lotta di classe altamente liberale contro il parassitismo dilagante. Vitale ha analizzato con grande rigore la rendita politica, lo statalismo e la burocrazia asfissiante; elementi che forniscono una giustificazione teorica al fenomeno parassitario.

Ed ecco che i nostri pensatori, accanto alla teoria, hanno preparato quella militanza pragmatica capace di porsi come rivoluzione culturale. Spetta ai produttori di ricchezza prendere coscienza della propria condizione per rivoluzionare drasticamente la società, distruggendo ogni residuo del parassitismo. La filosofia economica si intreccia con l’impegno concreto nella realtà delle imprese private. La difesa ad oltranza e ben riuscita del libero mercato ci permette di capire che la condizione primaria della libertà è la difesa della libertà economica.

L’imprenditore rappresenta la sintesi del laissez faire ed è, per dirla con Adam Smith, l’Undertaker, ovvero colui che prende sulle proprie spalle il peso del rischio d’impresa (privata). Il parassitismo, invece, come metafora ricavata dalla biologia degli organismi, in una sorta di dualismo manicheo o di gioco degli specchi opposto all’imprenditorialità, più che prendere sulle proprie spalle il rischio di un’attività, vive alle spalle di coloro che rischiano il proprio capitale, i propri progetti ed il proprio impegno individuale. Etica e cultura d’impresa o la pedagogia della libertà (che non viene insegnata dei sentieri dell’istruzione) possono essere quegli elementi primari per un riscatto sociale o per rendere giustizia al ceto produttivo, scalfito costantemente da politiche pubbliche e stataliste di redistribuzione o di spoliazione vigorosa e coercitiva.

Animato dall’amore per la conoscenza vi consiglio la lettura di questo libro. Un’opera che, al di là di ogni moda di mediazione culturale, possiede un’attualità ancora più tangibile nella società odierna, macchiata da un collettivismo esasperato, per non parlare degli effetti tragici della crisi economica. Piombini, Merlo e Vitale, in queste pagine di nobile pregio, fatte con inchiostro coraggioso e resistente all’usura del tempo, si inseriscono a pieno titolo nel pantheon del liberalismo accanto ai grandi nomi e precursori del passato, come Locke, Bastiat, Thoreau, Rothbard, Mises ed Hayek. Accanto ai grandi della modernità come Javier Milei, i nostri invincibili scrittori hanno fornito quell’architettura epistemologica e quella possibilità stessa di modificare il reale coadiuvata dall’individualismo metodologico, contro l’immoralismo parassitario, che è paragonabile ad una Weltanschauung incontrastata nella nostra mentalità, opposta a quella visione del mondo feconda della Civiltà del lavoro.

Recensione di Adalberto Ravazzani

 

Parassitismo politico e lotta di classe. Per una riscossa dei produttori” (Leonardo Facco Editore, 286 pagine) si caratterizza per essere una tra le più approfondite raccolte di studi intese a indagare il conflitto di classe tra produttori di ricchezza e parassiti.

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