Herbert Spencer, un autentico liberale

di Adalberto Ravazzani

La conoscenza è un privilegio per gli autodidatti. In un mondo composto da gente gonfia di vanagloria, di titoli, di accademismi avvalorati da una superficialità totalmente inopportuna e arrogante, gli autodidatti sono come le stelle che brillano di luce propria.

La linfa vitale che le fa splendere è la propensione ad una visione profonda e veritiera della realtà, non viziata da formalismi.

Un grande autodidatta fu Herbert Spencer (1820-1903), un autentico liberale, un uomo brillante e uno studioso di altri tempi, protagonista assoluto di questo breve scritto. Il pensatore inglese, infatti, appartiene a quella lunga lista degli autori sconosciuti nel nostro panorama intellettuale. Quando a malapena viene citato nei libri di testo scolastici o universitari, Spencer viene analizzato con pregiudizi e approssimazione, tipici di un atteggiamento collettivista e informe, incapace di rendere giustizia ai grandi pensatori alternativi. Si, perché Herbert Spencer fu antiaccademico e antidogmatico. Con le università o le scuole non volle avere nessun tipo di rapporto. Rifiutò persino una cattedra universitaria a Cambridge, mosso probabilmente dall’istinto di riconoscenza verso suo padre che gli insegnò quella forma mentis diffidente verso le autorità e le istituzioni artificiali. Preferì passare la sua vita nell’eremo solitario della propria coscienza tra le varie dimensioni e discipline dell’universo dello scibile.

Dopo un’esperienza giornalistica come redattore all’Economist e, prima ancora, come addetto ai lavori alle ferrovie inglesi, Spencer si dedicò alla scrittura, all’approfondimento e alla stesura di libri. Scrisse opere di politica, di sociologia, di educazione, di teoria della conoscenza, influenzato dal positivismo dilagante sotto la scia delle riflessioni di Auguste Comte.

Il suo obiettivo fu quello di estendere la teoria evolutiva alle scienze umane. E ancora: uno dei suoi libri più riusciti, Social Statics, fu definito da Murray N. Rothbard come “la maggiore opera di filosofia libertaria mai scritta”. L’autorevolezza dello scritto, composto con un nobile inchiostro, merita di essere incorniciata nel pantheon delle più grandi opere dell’umanità, insieme a quelle di Von Mises, di Von Hayek, di Bastiat, di Locke, di Thoreau e di Nock.

Le opere della libertà e per la libertà dell’autore inglese sono la naturale prosecuzione del Saggio sulla libertà dell’amico John Stuart Mill. Per questo motivo è da encomiare lo straordinario tentativo ben riuscito e compiuto nel 2016 da Alberto Mingardi, già direttore dell’Istituto Bruno Leoni, prestigioso Think Tank che promuove i valori liberali e liberisti, di dare alle stampe una nuova versione indelebile dell’opera di Spencer, intitolata “L’uomo contro lo Stato” (casa editrice Liberilibri di Macerata). Spencer fu il grande e autentico liberale capace di rispondere a questa metafora realmente ribelle: The man versus the State.

L’individuo singolo della tradizione cristiana e liberale, che si scontra contro gli artefici del collettivismo e del socialismo. La teoria politica di Spencer fu splendidamente liberista e libertaria. Allo Stato, inteso come un Leviatano, come creatura giuridica temporanea e transitoria, oppose sulla stessa scia di Adam Smith l’ordine spontaneo del mercato, la libertà economica, il laissez faire. Allo statalismo fornì l’alternativa pragmatica e umana che oggi definiremmo politicamente scorretta: il commerciante o l’imprenditore, capace di adattarsi alla piena evoluzione dei meccanismi sociali avvalorati dai mutamenti operati dalla Mano Invisibile dell’economia di un autentico mercato libero e senza barriere, statali in primis.

Il mercato è interazione, cooperazione determinata tra individui, concorrenza, allocazione ottimale delle risorse, e permette una società differenziata, complessa, pacifica, basata sullo scambio e la libertà. La riflessione di Spencer è di un’attualità spaventosa: il suo antistatalismo si scagliò contro il parassitismo e, non da ultimo, contro il paternalismo assistenzialista. Non che Spencer sia da abbandonare nelle polveriere del darwinismo sociale. Tutt’altro. Spencer non mise in dubbio il valore della carità, della filantropia, del volontariato e dell’assistenza verso i più bisognosi. Tutto ciò è legittimo purché sia un atteggiamento libero, privato, volontario e che non pesi sulle spalle dei contribuenti.

Questa prassi dovrebbe valere anche per il settore dell’istruzione e della cultura. Quest’ultima dovrebbe formare individui liberi, razionali impeccabili e competitivi; giovani lontani da ogni forma di indottrinamento collettivo. In una parola Spencer fu alternativo a un modo di pensare conforme e rarefatto che predomina ormai nella nostra mentalità.

Leggete Spencer perché potrebbe essere un porto sicuro e di salvezza nei momenti più difficili!

Studiate Spencer per comprendere appieno che cosa sia il liberalismo! Egli ci lasciò una definizione autorevole di questa teoria della libertà:

In passato la funzione del liberalismo fu quella di porre un limite ai poteri del re. In futuro la funzione del vero liberalismo sarà quella di porre un limite ai poteri del parlamento.

Armatevi delle letture di Spencer per non cadere nell’oblio del conformismo! Interiorizzate le sue riflessioni altamente liberali e, come lui ci ha insegnato, avvaloratevi del diritto di ignorare lo Stato.

Articolo di Adalberto Ravazzani