Controllare gli affitti, distruggere l’economia

di Adalberto Ravazzani

In un’epoca decadente come quella in cui siamo immersi, avere il coraggio di mettere in discussione le sedimentazioni culturali è segno di onestà intellettuale. Per questo motivo è da encomiare un libro dal titolo altamente rivoluzionario: “Controllare gli affitti, distruggere l’economia” (Rubbettino), promosso da Confedilizia.

Il manuale, curato dalla penna tenace dell’avvocato Sandro Scoppa, con l’introduzione di Giorgio Spaziani Testa e la postfazione di Corrado Sforza Fogliani, inaugura la collana “Biblioteca della proprietà” e raccoglie gli scritti dello stesso Scoppa, di Carlo Lottieri, Spaziani Testa, Alessandro De Nicola, Andrea Giuricin, Cristian Merlo, Roberta Adelaide Modugno, Guglielmo Piombini, Daniele Rabia, Carlo Stagnaro e Alessandro Vitale. Lo scritto ha un obiettivo ben preciso: smantellare lo statalismo dirompente, mettere in discussione l’interventismo statale e difendere ad ogni costo la proprietà privata dagli attacchi del settore pubblico. L’inchiostro su carta possiede un’attualità spaventosa.

Pensiamo solo al blocco degli sfratti: a seguito della pandemia di coronavirus, il normativismo ha impedito ai locatori di sfrattare gli inquilini morosi. Questa parabola giuridica è solo la punta dell’iceberg della soffocante burocrazia statalista. Quest’ultima vuole imporre il suo controllo sui contratti di locazione e, in generale, sulla vita economica e sociale degli individui, con le scuse dell’insostenibile welfare e della fittizia giustizia sociale.

Lo Stato, questa finzione giuridica, pretende di dirigere gli scambi, di imporre un tetto massimo ai prezzi dei beni (calmierato), di pianificare ciò che non può essere pianificato, ovvero il mercato, quell’entità che valorizza la mutua interazione tra gli agenti economici.

Infrangendo ogni basilare legge economica o del buon senso, lo stato interventista (come ha ben descritto Merlo) sovverte l’ordine naturale delle cose, mostrando le proprie inefficienze ed i propri limiti. La proprietà privata- come spiegato da Guglielmo Piombini- è il fondamento della Civiltà occidentale e il baluardo della libertà. Attualmente stiamo assistendo, come ha ricordato il professor Alessandro Vitale in maniera brillante, all’evaporazione della proprietà, che è il sintomo della patologia collettivista.

Riaffermare il diritto alla proprietà privata contro i soprusi dell’autorità pubblica, consentirà di mettere a tacere quei paradigmi che affondano le proprie radici in Rousseau, Hegel, Marx e Kelsen. La proprietà non è una gentile concessione dell’ “autorictas”pubblica o dei suoi funzionari, ma un diritto autentico e inalienabile (Bruno Leoni docet!) ed è l’indicatore del grado di benessere di una società libera.

Il marxismo culturale, avverso alla proprietà e al lavoro, non trionferà! Un plauso a Confedilizia per questa importante pubblicazione. 

Articolo di Adalberto Ravazzani