La democrazia del mercato in contrapposizione al socialismo democratico

 di Richard M. Ebeling, traduzione di Cristian Merlo

Al giorno d’oggi sentiamo sempre più spesso messaggi allarmistici per la tenuta della democrazia, in considerazione degli attacchi a cui è continuamente sottoposta. E, va sa sé, il declino della democrazia postulerebbe inevitabilmente un grave vulnus per la libertà. In effetti, “democrazia” e “libertà” sono termini spesso utilizzati come sinonimi. Vi è una domanda importante, tuttavia, a cui dar risposta: cosa significano in realtà questi concetti e possono essere considerati equivalenti?

Un utile punto di partenza è una famosa conferenza tenuta a Parigi più di 200 anni fa, nel 1819 per la precisione, dal liberale classico francese Benjamin Constant (1767-1830), intitolata “Discorso sulla libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni”. Lo scopo di Constant era quello di distinguere i significati di libertà e democrazia nell’antica Atene rispetto al suo tempo, gli inizi del XIX secolo. Egli ha ben messo in evidenza la differenza tra la libertà dell’individuo e la libertà del collettivo politico.

La tirannia democratica del mondo greco antico

Constant ha sostenuto che tra gli antichi Greci la libertà implicava il diritto dei liberi cittadini della città-stato di partecipare in modo equo e attivo alle deliberazioni politiche riguardanti le misure e le azioni del proprio governo. L’individuo poteva esprimersi liberamente, discutere con i suoi concittadini e votare per le politiche che considerava come le migliori da perseguire per la sua città-stato. Ma una volta che tali decisioni erano state sottoposte a votazione collettiva e approvate dalla maggioranza, l’individuo si ritrovava schiavo della volontà di quella maggioranza. O come si è brillantemente espresso Constant:

[La libertà degli antichi] consisteva nell’esercitare collettivamente, ma in via diretta, molte funzioni costitutive della sovranità nel suo complesso: nel deliberare sulla pubblica piazza lo stato di guerra o di pace, nel concludere i trattati di alleanza con i governi stranieri, nel votare le leggi, nel pronunciare i giudizi, nell’esaminare i conti, nel gestire i magistrati; nel richiederne la comparizione dinanzi a tutto il popolo; nel metterli sotto accusa, nel condannarli o nell’assolverli.

Ma se questa condizione equivale a ciò che gli antichi chiamavano libertà, costoro ritenevano compatibile con una siffatta idea di libertà collettiva l’assoggettamento assoluto dell’individuo all’autorità della comunità. … Tutte le azioni private venivano sottoposte a una sorveglianza severa. Non veniva accordata alcuna importanza all’indipendenza individuale né sotto il profilo della libertà d’opinione, né sotto quello della libertà di industria, né, soprattutto, per quanto riguardava la libertà di culto.

Così presso gli antichi, l’individuo, che poteva considerarsi quasi abitualmente sovrano nella gestione degli affari pubblici, era fondamentalmente uno schiavo nell’ambito di tutti i suoi rapporti privati. Come pubblico cittadino, egli poteva decidere della pace e della guerra; come privato individuo, egli era limitato, osservato a vista, e represso in tutte le sue condotte;  come  parte  del  corpo  collettivo, egli aveva facoltà di  interrogare,  destituire, condannare, spogliare, esiliare, o mandare a morte i suoi magistrati o i suoi superiori; come sottoposto al corpo collettivo, a sua volta poteva essere privato del suo status, spossessato  delle sue prerogative, bandito e messo a morte dalla volontà discrezionale di quell’insieme di cui faceva parte.

L’antico sistema politico greco, come interpretato da Constant, può essere facilmente inquadrato come una forma di totalitarismo democratico. Il filosofo politico Jacob L. Talmon ha fornito una persuasiva definizione della democrazia totalitaria quale

riconoscimento, in definitiva, di un solo piano dell’esistenza, quello politico. Essa tende ad estendere la portata della sfera politica per ricomprendere l’intera esistenza umana. Tratta tutto il pensiero e l’azione umana come aventi un intrinseco significato sociale, e quindi come elementi attratti inevitabilmente nell’orbita dell’azione politica.

 La politica democratica, in altre parole, pervade l’intera esistenza umana perché la partecipazione sociale è la cifra distintiva di ogni vita umana.

Il significato “moderno” di libertà individuale di Benjamin Constant

Tale visione contrastava nettamente con quella che Benjamin Constant, nella sua conferenza del 1819, ha identificato come la concezione alternativa della libertà, che lui qualificava “moderna”, con ciò intendendo l’idea di libertà riflessa nel coevo e nuovo ideale liberale classico.

La nozione moderna di libertà, sosteneva Constant, enfatizzava l’indipendenza degli individui per condurre pacificamente le proprie esistenze nella maniera prescelta e reputata maggiormente congeniale, a prescindere dal fatto che altri consociati fossero d’accordo con loro o non gradissero i corsi d’azione che i primi avevano stabilito di intraprendere. Come chiosa Constant:

Chiedetevi innanzitutto, Signori, che cosa intendano al giorno d’oggi con la parola “libertà” un inglese, un francese, e un cittadino degli Stati Uniti d’America.

Per tutti, essa coincide con il diritto di ciascuno di non essere sottoposto che alle leggi, di non poter essere né arrestato, né detenuto, né messo a morte, né maltrattato in alcun modo a causa dell’arbitrio di uno o più individui. La libertà sottende il diritto di ciascuno di esprimere la propria opinione, di scegliere la propria professione e di esercitarla, di disporre della propria proprietà e, del caso, anche di abusarne; di muoversi e di spostarsi senza dover ottenere permessi e senza dover rendere conto delle proprie intenzioni e della propria condotta. La libertà postula il diritto di ciascuno di riunirsi con altri individui sia per conferire dei propri interessi, sia per professare, insieme ad altri, il culto prescelto, sia semplicemente per occupare il proprio tempo nel modo ritenuto più congeniale alle proprie inclinazioni e ai propri desideri.

Gli uomini liberi devono esercitare tutte le professioni, nonché provvedere a tutti i bisogni della società…

Il commercio ispira agli uomini un intenso amore per l’indipendenza individuale. Il commercio sopperisce ai loro bisogni e soddisfa i loro desideri senza alcun intervento dell’autorità. Tale intervento è quasi sempre – e non so perché dica “quasi” – un disturbo e una fonte di imbarazzo. Tutte le volte che il potere collettivo intende interferire nelle speculazioni private, esso vessa gli speculatori. Tutte le volte che i governi pretendono di immischiarsi nei nostri affari, li conducono peggio e con maggiore dispendio di quanto possiamo mai fare noi direttamente.

Constant, va aggiunto, non considerava irrilevante la libertà politica, intesa nel senso di libera partecipazione alla deliberazione democratica sugli affari di governo. Anzi, alla luce della sua concezione, possiamo con tutta probabilità asserire il contrario. Ma la politica democratica era confinata a quelle questioni che coinvolgevano l’effettiva sicurezza e protezione dei diritti di ogni individuo alla vita, alla libertà e alla proprietà onestamente acquisita. In quanto tale, la democrazia politica era di secondaria importanza perché la stragrande maggioranza delle questioni che interessavano le persone si collocava nel riservato dominio della scelta individuale e dell’associazione volontaria espressa attraverso le istituzioni della società civile, ivi compreso il mercato delle libere transazioni contraddistinte da termini concordati di comune accordo.

Ancora una volta, come rimarcato da Jacob Talmon nel suo studio The Origins of Totalitarian Democracy (1952), la democrazia liberale (classica) vede

 l’essenza della libertà nella spontaneità e nell’assenza di coercizione … Riconosce una varietà di livelli di iniziative personali e collettive che sono del tutto al di fuori della sfera della politica.

Il recente rinnovato appello alla “socialdemocrazia” o al “socialismo democratico” è in realtà una chiamata per un ritorno alla libertà politica degli “antichi”, come spiegato da Benjamin Constant. È un’aspirazione per un’estensione progressiva della “socializzazione” della vita quotidiana negli ambiti tipici della produzione economica e della distribuzione. Prima di perseguire questo obiettivo, riportiamo alla mente però come opera la libertà “dei moderni”, nel senso intenso da Constant.


Nel libero mercato il consumatore è libero di scegliere

In qualità di consumatori, ognuno di noi assume le proprie decisioni personali e individuali. Una rappresentazione iconica è quella associabile a noi tutti quando andiamo a fare la spesa al supermercato. Ognuno di noi si muove con il proprio carrello della spesa lungo le corsie del negozio e sceglie gli articoli particolari che desidera acquistare e portare a casa.

Alcuni di noi selezioneranno sicuramente dei prodotti che ad altri non interessano affatto. Anche quando ci sono delle affinità nella scelta del paniere dei beni immessi nei nostri rispettivi carrelli, gli importi relativi spesso variano, essendo essi il riflesso sia dei gusti e delle preferenze personali ma anche degli impieghi specifici sulla scorta di utilizzi regolari od occasionali. Ognuno di noi stabilisce il proprio budget di spesa in base a uno specifico vincolo di bilancio, il che condurrà alcune persone a spendere molto di più di altre in generi alimentari e articoli correlati.

Inoltre, siamo liberi di cambiare idea ogni volta che lo desideriamo e siamo disposti a sostenere qualsiasi costo connesso al cambiamento delle nostre preferenze di consumatori. Il fatto che ieri abbia comprato dei cereali per la colazione non mi preclude certo di acquistare prosciutto e uova per il mio pasto mattutino la prossima volta che andrò a far la spesa. Se sono insoddisfatto o deluso dall’auto che sto guidando, potrei dover attendere per risparmiare la somma necessaria per l’acquisto di un’auto nuova o usata, oppure aspettare la scadenza per cambiare l’auto in leasing; ma, ancora una volta, quando sono sul mercato non devo per forza di cose ricorrere alla stessa marca e modello per ottenere un nuovo veicolo, visto che posso liberamente stabilire quale mezzo mi sia più congeniale.

Ognuno di noi decide individualmente dove desidera vivere e lavorare. Facciamo le nostre ricerche personali per delle opportunità professionali ispirati dai nostri valori, preferenze e interessi. Quale attività andremo a svolgere tra quelle che potrebbero essere disponibili dipende esclusivamente da una nostra scelta. Allo stesso modo, è una determinazione squisitamente personale quella di stabilire in quale area geografica andare a vivere, se in un’area urbana o rurale, se in una casa o in un appartamento, se in un immobile di proprietà o in affitto.

Naturalmente, le nostre opportunità di lavoro non sono del tutto libere. Dipendono dal fatto che i potenziali datori ravvisino nella nostra formazione, abilità ed esperienza proprio quelle caratteristiche che si aspetterebbero di ritrovare nei dipendenti selezionati in un dato periodo temporale. La nostra capacità di negoziare il salario reputato confacente è altresì limitata da quanto i datori di lavoro valutino il nostro contributo produttivo in seno al più ampio processo aziendale, tenuto conto di ciò che altri nel mercato del lavoro potrebbero essere disposti ad accettare, in virtù della loro aspirazione a ottenere un impiego redditizio.

Ma come di solito accade quando possiamo avvalerci di più supermercati o negozi di alimentari che competono per contendersi la nostra attività di consumo, usualmente potremmo fare affidamento su più opportunità di lavoro disponibili, anche se non necessariamente per la mansione che potremmo ambire maggiormente, nel luogo preferito, o alle condizioni economiche che vorremmo che qualcuno fosse disposto a pagarci. Normalmente si dispone di più opportunità lavorative in un dato contesto geografico, quindi nel tempo ognuno potrà avvalersi della possibilità di optare per differenti opzioni di scelta e di effettuare selezioni più in linea con le proprie aspirazioni, diversamente da quanto succederebbe se tali occasioni fossero precluse, ovvero se si fosse costretti a scegliere una e una sola alternativa.

La libertà di scelta del produttore nel libero mercato

Dal lato dell’offerta in seno a un mercato libero, chiunque abbia un po’ di aspirazione e di determinazione e disponga di un sufficiente capitale iniziale, perché costituito attraverso il risparmio o preso in prestito da qualcuno, è nella condizione di tentare di avviare una propria attività o di ambire a una particolare occupazione. Il fatto che i consumatori non siano costretti a dover concludere affari e ad acquistare da produttori o venditori prestabiliti significa che ogni produttore e venditore può provare a offrire un prodotto migliore e più abbordabile rispetto a quello di tutti i suoi concorrenti, che competono con lui per la medesima attività di consumo.

Quale prodotto mettere in commercio e con quali specifiche e caratteristiche sono aspetti che ineriscono alla più ampia sfera di autonomia decisionale dei singoli imprenditori privati. Essi possono sperimentare la differenziazione del loro prodotto, cercando di escogitare metodi migliori e meno costosi, rispetto ai loro concorrenti, per produrlo e commercializzarlo.


La libertà di scelta in una società civile di pacifica cooperazione

In una società libera non siamo soggetti a vincoli e restrizioni per formare associazioni e club, o per costituire qualsiasi potenziale gruppo finalizzato al perseguimento della infinità varietà di scopi e interessi che potremmo condividere con gli altri. Questa facoltà include la possibilità di dar luogo ad associazioni professionali, club sportivi, congregazioni religiose o iniziative filantropiche e di beneficenza per assistere quelle persone o promuovere quelle cause che consideriamo meritevoli del nostro sostegno. Se abbiamo bisogno di una struttura per ospitare una simile organizzazione, possiamo sia affittare dal suo proprietario uno stabile già esistente, con il quale raggiungiamo termini reciprocamente vantaggiosi, oppure possiamo acquistare o sottoscrivere un contratto di locazione per la terra, la manodopera e i materiali necessari a edificare la struttura che abbiamo in mente.

Il “pluralismo democratico” della libertà di mercato

Potremmo sostenere che la concezione “moderna” della libertà di Constant rappresenta una forma di “pluralismo democratico”. I modelli di mercato e i conseguenti risultati sociali riflettono le preferenze e le scelte attive di tutti i membri della società, posto che essi hanno avuto la possibilità di intraprendere le proprie determinazioni senza il consenso della maggioranza degli altri consociati.

Questi risultati sociali sono una rappresentazione pluralistica della “volontà del popolo”, in quanto si può trovare una piena e simultanea realizzazione di una costellazione estremamente diversificata di desideri, aspirazioni e valori. Il fatto che, ad esempio, Cheerios e Wheaties siano richiesti da una maggioranza significativa dei consumatori non preclude a una minoranza di soddisfare il proprio desiderio di prosciutto e uova al mattino, o di una ciotola di cereali caldi con contorno di fiocchi d’avena.

Fintanto che una minoranza di consumatori disporrà di “voti” sufficienti, esprimibili in termini di potere d’acquisto, per indurre alcuni produttori a cogliere un’opportunità di profitto nel servire le richieste di fornitura di beni o servizi, per quanto marginali o di nicchia esse possano essere, i bisogni di questi consumatori troveranno sempre soddisfazione. Lo sviluppo e l’applicazione delle nuove tecnologie che hanno consentito lo streaming di video e audio, così come la produzione e la commercializzazione di e-book, hanno ampliato in maniera spettacolare il numero dei desideri e delle aspirazioni passibili di essere soddisfatti simultaneamente, indipendentemente da quanto piccola possa essere la minoranza che esprime un bisogno o da quanto dissidente e rumorosa possa essere la maggioranza.

Le scelte personali limitate dal socialismo democratico

Ma cosa succederebbe se tornassimo a sperimentare qualcosa di più affine alla nozione di libertà degli antichi, come spiegato da Benjamin Constant? Direi che questa, in effetti, è la metà cui inevitabilmente tende l’appello al socialismo democratico o alla socialdemocrazia. La proprietà privata nella produzione, così come i commerci e la vendita sarebbero, se non del tutto soppressi e trasferiti allo stato, quantomeno pesantemente ostacolati e soggetti a regolamentazione pubblica.

Non sarebbe il singolo imprenditore privato, bensì le maggioranze di voto dei cittadini costituite attraverso i loro rappresentanti al governo, a stabilire e decidere quali beni produrre, a chi distribuire i frutti della produzione, e a quali prezzi nominali (sempre se presenti). Se una tale maggioranza considerasse il consumo di carne un inutile sterminio animale da parte degli esseri umani, le persone che non condividono questa visione e desidererebbero continuare a far uso di prodotti a base di carne si troverebbero totalmente impossibilitati a farlo, nella misura in cui i fattori produttivi necessari alla produzione di un bene, anziché di un altro, sarebbero posseduti o controllati dai cittadini della società intesa come un tutto collettivo.

Se tu pensassi che la ricerca sul cancro è ben più importante dell’istituzione di ulteriori aree naturali protette o degli investimenti per le case di riposo, il tuo reddito e la tua ricchezza sarebbero assegnati e utilizzati non in base alla tua scala di valori e ai tuoi desideri, bensì in conformità alle decisioni assunte e stabilite dalla maggioranza. Gli alloggi non sarebbero più beni di proprietà privata, passibili di essere venduti sul mercato immobiliare in coerenza alle logiche tipiche della domanda e dell’offerta competitiva. Invece la dimora in cui vivere, con il numero delle stanze e dei servizi annessi, e il canone (sempre esista) da corrispondere ti sarebbero ingiunti dalla maggioranza dei tuoi concittadini, come espresso dalle autorità che agiscono per conto del “popolo”.

Se la maggioranza degli elettori fosse convinta che l’opera postuma di Harper Lee, Go Set a Watchman (2016), presenti degli orientamenti tendenzialmente razzisti nelle sue pieghe più recondite, tali da minare la reputazione della sua autrice, allora una maggioranza potrebbe anche considerare qualsiasi ulteriore ristampa e vendita del suo libro precedente, To Kill a Mockingbird (1960), come un’attività intesa a ferire coloro che sono stati ritratti negativamente nel romanzo successivo.

Si potrebbe argomentare, considerato che lo scopo di una socialdemocrazia è proprio quello di perorare il rispetto della libertà di stampa e delle idee, ribattendo che non vi è alcuna necessità di mettere al bando il libro; ma se si considerano le richieste aspramente in competizione per accaparrarsi le risorse con cui vengono prodotti i libri, la loro allocazione da parte del governo potrebbe semplicemente essere ridotta in misura tale che il risultato, de facto, equivarrebbe a quello di un divieto di pubblicazione.

Come abbiamo visto, la libertà di mercato garantisce agli individui la libertà di cambiare opinione in ordine a cosa comprare, come vivere, dove e per chi lavorare, e tutto ciò con un margine di discrezione relativamente ampio, in conformità al vincolo generale che ci si trova comunque a vivere in un mondo popolato da altre persone.

Sotto il socialismo democratico, gli individui sono in balia della maggioranza

Sotto un regime di socialismo democratico, affinché un individuo abbia l’opportunità di intraprendere tali cambiamenti in molti aspetti essenziali della sua vita, dovrebbe dapprima agire per convincere coloro che la prossima volta voteranno su queste questioni ad aprirsi alla possibilità di assumere nuove decisioni in merito.

Ma cosa succederebbe se l’individuo non fosse in grado di incidere, attraverso la sua attività di persuasione, nel condizionare le opinioni di una maggioranza sufficientemente rilevante? In tal caso molti individui che sono portatori di idee e concezioni che si trovano ai margini dei dibattiti, delle decisioni e delle determinazioni di voto sarebbero costretti a vivere secondo i desiderata della maggioranza, fondamentalmente rimasta immutata. Ne consegue che ogni nuovo tentativo di cambiare le politiche del governo dovrà essere riprogrammato al prossimo turno elettorale, che di solito si tiene a distanza di anni.

Anche nel mondo reale dei socialisti democratici più sinceri, la volontà delle persone che si sommano alla maggioranza degli elettori sarebbe, proprio come ora, composta da gruppi di interesse di minoranza che stringono coalizioni tra loro per conquistare il numero dei voti necessari durante le elezioni, così i loro rispettivi desideri e aspettative possano essere soddisfatti a spese di coloro che non hanno avuto la ventura di ottenere i numeri necessari in cabina elettorale.

Se la politica attuale in regime di un capitalismo clientelare “democratico” sembra corrotta, a fronte dei favoritismi e dei benefici redistributivi che delle maggioranze “fluttuanti” riescono a estrarre utilizzando il sistema a proprio vantaggio a spese dei consumatori e dei contribuenti, si immagini solo cosa potrebbe succedere, per intensità e numero dei fenomeni registrabili, in una società in cui potenzialmente nulla è realizzabile in assenza del consenso e dell’approvazione degli elettori, con gli esiti delle consultazioni che fissano la collocazione, la posizione e lo status di ognuno all’interno di un ordine precostituito.

Diffidate di coloro che in politica desiderano prendersi cura di voi

Saremo così ritornati alla libertà politica degli antichi in cui le maggioranze democratiche hanno la facoltà di imporre una tiranna sulla libertà personale. Come ha avvertito Benjamin Constant:

Il pericolo della libertà antica era che gli uomini, preoccupati esclusivamente di assicurarsi la partecipazione al potere sociale, rischiassero di attribuire uno scarso valore ai diritti individuali e ai benefici ad essi collegati…I depositari dell’autorità …sono sempre disposti a risparmiarci ogni sorta di pena, eccettuata quella di obbedire e di pagare!

Essi ci diranno: qual è fondamentalmente lo scopo dei vostri sforzi, la ragione delle vostre intraprese, l’oggetto di tutte le vostre speranze? Non è forse la felicità? Ebbene, lasciateci fare e ve la assicureremo. No, Signori, non dobbiamo lasciarli fare. Per quanto commovente sia un così appassionato interessamento, preghiamo l’autorità di non travalicare i confini che le sono propri. Si limiti a essere giusta (nell’applicazione di una imparziale rule of law). Noi, dal conto nostro, ci assumeremo la responsabilità di essere felici.

L’avvertimento di Benjamin Constant contro il collettivismo democratico e la sua accorata difesa della libertà individuale e del pluralismo competitivo del mercato – ciò che egli chiamava come i vantaggi del “commercio” – rimangono fondati al giorno d’oggi proprio come lo erano quando tenne quella conferenza a Parigi due secoli fa, nel 1819.

Saggio di Richard M. Ebeling, pubblicato su American Institute for Economic Research

Traduzione, con l’autorizzazione di AIER, a cura di di Cristian Merlo