Per un natalismo libertario. Manifesto liberale a favore della natalità

Lectio Magistralis di Gugliemo Piombini, tenuta al Festival della Cultura della Libertà, Piacenza, 30 gennaio 2022

di Guglielmo Piombini

1) Il crollo della natalità in Occidente

C’è una nuvola nera che incombe sul futuro dell’Occidente, una cosa di cui poco si parla ma che potrebbe segnare per sempre il suo destino: la denatalità. Si sa che da molti decenni il numero dei figli per coppia è sotto il numero di due, necessario a garantire il ricambio generazionale. Questo ha provocato, a partire dagli anni ‘80, l’invecchiamento progressivo delle società avanzate, nelle quali il numero degli anziani è andato via via crescendo rispetto a quello dei giovani. Il fatto nuovo, non previsto nemmeno dagli esperti, è che negli ultimi anni questo processo ha avuto una brusca accelerazione, toccando il minimo storico molti paesi occidentali. In Italia nel 2021 per la prima volta le nascite sono scese sotto le 400mila all’anno, fermandosi a 390.000, quando negli anni Sessanta nascevano un milione di bambini all’anno (576.000 nel 2008, poi crollate a 420.000 nel 2019 e 404.000 nel 2021).

Anche in Spagna, Francia, Belgio, Germania e Gran Bretagna in questi ultimi due anni di chiusure si è toccato il minimo storico, e solo gli stranieri hanno dato impulso alla natalità: il maggior tasso di natalità della Francia rispetto agli altri paesi europei si deve quasi esclusivamente ai musulmani, che contano il 22 per cento di nuovi nati. Lo stesso si può dire del Belgio, paese nel quale in alcune aree, come quelle di Bruxelles e Anversa, la metà delle nascite proviene da genitori musulmani. In Germania il 42% dei bambini sotto i sei anni negli stati della Germania occidentale proviene dall’immigrazione. In Gran Bretagna circa il 30% dei bambini è nato da una madre che è nata fuori dal Regno Unito. Il numero di nascite negli Stati Uniti è il più basso mai registrato, scendendo da 4,3 milioni di nascite nel 2007 a poco più di 3,6 milioni nel 2020, circa la metà di quello che era nei primi anni ’60. I bianchi di origine europea, che nel 1960 rappresentavano il 90% della popolazione, saranno presto sotto il 50%.

2) Il successo delle ideologie antinataliste

Questi numeri rivelano che le società occidentali hanno imboccato una via che porterà, entro poche generazioni, alla scomparsa dalla scena mondiale di quella civiltà che negli ultimi cinque secoli ha fatto la storia del mondo moderno. Per comprendere le ragioni di un rifiuto così diffuso e pronunciato della procreazione non bastano, a mio parere, le solite spiegazioni sociologiche offerte dagli studiosi (la mentalità edonistica, la precarietà economica, ecc.). Qui è all’opera qualcosa di nuovo e di potente a livello ideologico e culturale. Di fatto, in Occidente le dottrine antinataliste non hanno mai goduto di tanta popolarità come oggi. Un sondaggio globale tra i giovani uscito sulla rivista Lancet mostra che il 39 per cento sono “esitanti a fare figli”, a causa della crisi ambientale o del cambiamento climatico. Quella che un tempo era una preoccupazione di nicchia oggi è diventato un fattore cruciale nella demografia occidentale.

I giovani occidentali, molti dei quali hanno sposato la causa ambientalista, vedono nella maternità un grosso problema per il pianeta. Un articolo uscito recentemente sul Daily Telegraph spiega che «c’è una crescente ostilità culturale nei confronti di coloro che vogliono dare vita a una famiglia, tanto più se immaginata numerosa. Ho sentito giovani attivisti ambientalisti col complesso di Armageddon, che nei bambini vedono prima di tutto dei succhia-energia, argomentare che mettere al mondo figli in un pianeta sull’orlo del collasso è dimostrazione di egoismo». Questa convinzione ha fatto presa persino sulla coppia reale: Harry e Meghan hanno addirittura vinto un premio per aver limitato la loro famiglia a due figli e sono stati ampiamente lodati sui social media come modelli di comportamento.

Sta facendo molti proseliti il movimento Birth Strike, che si ripromette uno sciopero delle nascite, di non generare figli a causa della gravità della crisi ecologica. Facendo eco a queste idee, Alexandria Ocasio-Cortez, la più giovane parlamentare degli Stati Uniti e star socialista ed ecologista, ha chiesto: «Vista la gravità della crisi ecologica, è ancora giusto mettere al mondo dei bambini?». Una volta, ha osservato Giulio Meotti, uno dei più attenti osservatori dei fenomeni demografici, nel suo recente bel libro Il dio verde, edito da Liberilibri, i bambini erano una benedizione, ma da un po’ di tempo in Occidente sono una dannazione.

La tragedia è che i timori di questa generazione sono completamente infondati. I bambini che nascono oggi vivranno più a lungo e in condizioni molto migliori rispetto alle generazioni precedenti. Basti pensare che solo un secolo fa, un terzo dei bambini non arrivavano al quinto compleanno. Avranno un’istruzione migliore e meno problemi di salute, faranno dei lavori più gratificanti di ciò che i loro avi potevano sognare. I genitori trascorrono il doppio del tempo con i propri figli rispetto a cinquant’anni fa e la qualità dell’aria non è mai stata così buona. In questo mio intervento vorrei spiegare quindi perché i liberali devono contrastare queste pericolose idee antinataliste e considerare l’aumento delle nascite e della popolazione come un fenomeno positivo.

3) Malthus, il profeta più smentito della storia

Ancor più assurde si sono rivelate le profezie di sventura dei moderni seguaci di Malthus. A leggerle oggi, infatti, le previsioni contenute nei bestseller mondiali La bomba della popolazione di Paul Ehrlich, uscito nel 1968, e I limiti dello sviluppo, uscito nel 1972 a cura del Club di Roma, appaiono farneticanti, ma a quel tempo venivano prese sul serio e, insieme alle centinaia di libri sullo stesso filone usciti in quel periodo, scatenarono una vera e propria isteria. Ehrlich annunciò come certi degli scenari apocalittici per il decennio a venire, con miliardi di vittime a causa delle carestie. Per disinnescare la bomba della sovrappopolazione, il biologo di Stanford proponeva di istituire una potente agenzia statale che determinasse la popolazione ottimale degli Stati Uniti ed escogitasse misure per attuarla. Sul piano internazionale il governo americano doveva combattere la crescita della popolazione anche ricorrendo alla forza militare. In India, ad esempio, doveva imporre la sterilizzazione forzata a tutti gli uomini con più di tre figli. Ehrlich non negava gli aspetti totalitari del suo programma: «L’operazione richiederà molte decisioni apparentemente brutali e senza cuore. Si tratta di coercizione? Forse, ma coercizione per una buona causa». Negli anni successivi all’uscita di The Population Bomb, Ehrlich continuò a fare incaute profezie, sempre più esagerate. Più le sparava grosse, più la sua popolarità aumentava. Divenne una vera e propria star, premiata e ricercata.

Il rapporto I limiti dello sviluppo, redatto da un gruppo di studiosi del Mit, conteneva dei grafici costruiti con un potente calcolatore considerato infallibile. Se non si fosse fermata la crescita della popolazione il sistema mondiale sarebbe giunto al completo collasso entro qualche decennio. Molto prima del 2010 un’umanità affamata e ammalata si sarebbe ritrovata in un mondo spogliato delle sue risorse e reso invivibile dal super-inquinamento. La realtà, naturalmente, smentì nella maniera più completa tutte queste profezie di sventura, dato che nei trent’anni successivi non solo non si verificarono i flagelli da loro previsti, ma il prodotto pro capite triplicò.

4) Il seguaci di Malthus nell’Inghilterra vittoriana

Le teorie maltusiane, purtroppo, non sono rimaste sui libri ma hanno avuto deleterie conseguenze politiche. Spesso sono servite come alibi per i disastri politici commessi dai governi. Molte carestie provocate dalle politiche statali, che hanno oppresso i coltivatori portando al calo dei raccolti, sono state imputate alla sovrappopolazione, legittimando così ulteriori politiche coercitive di controllo della popolazione. Anche l’Inghilterra vittoriana non è stata immune da queste colpe.

Quando nel 1846 si verificò la terribile carestia in Irlanda, nella quale un milione di irlandesi morirono per malnutrizione o malattie connesse, i governanti inglesi imbevuti di dottrine malthusiane si rifiutarono di allentare la tassazione sui contadini irlandesi e di prestare i soccorsi, perché a loro avviso la carestia era una conferma del fatto che l’Irlanda fosse sovrappopolata, ed era necessario che la natura rimettesse le cose a posto. Lo storico Charles Trevelyan, che aveva assistito da giovane alle lezioni di Malthus, spiegò che la carestia irlandese era da considerarsi “un intervento della Saggia Provvidenza” per riequilibrare lo squilibrio tra popolazione e risorse. In realtà l’Irlanda non era affatto sovrappopolata, era solo oppressa. Nel 1846 era abitata infatti da 7,5 milioni e mezzo di persone, meno della metà dei 15,8 milioni di inglesi.

Qualcosa di simile, ma su scala ancor maggiore accadde in un’altra colonia inglese, l’India. Dal 1876 al 1879 si verificò una terribile carestia nella quale morirono tra i 6 e i 10 milioni di indiani. La Fondatrice della Croce Rossa, Florence Nightingale, chiese alle autorità di sospendere la pesante tassazione sui contadini indiani, ma il funzionario inglese Baden-Powell gli rispose, in termini malthusiani, che ridurre le tasse sui contadini indiani avrebbe solo incoraggiato la sovrappopolazione. Con le stesse motivazioni il governatore inglese dell’India, Lytton, respinse l’offerta di assistenza privata organizzata dal Duca di Buckingham in soccorso delle popolazioni indiane colpite dalla carestia.

5) Il totalitarismo malthusiano del XX secolo

Anche i neomalthusiani del XX secolo hanno indotto i governi ad adottare politiche disumane. Negli anni ’70 il panico della sovrappopolazione assunse forme paranoiche, spingendo i governi ad agire in maniera brutale. Il governo americano finanziò con miliardi di dollari le campagne di controllo della popolazione, e tra il 1973 e il 1976 furono sterilizzate migliaia di donne pellerossa e portoricane in età riproduttiva. All’estero, i programmi di aiuto ai paesi poveri furono condizionati all’attuazione di misure di controllo della popolazione, secondo le istruzioni dell’estremista malthusiano Robert McNamara, che guidò la Banca Mondiale dal 1968 al 1981. Il passo dalla propaganda alla pressione e poi alla coercizione fu compiuto dopo il 1970 da Indira Gandhi, che spinse milioni di donne indiane a sterilizzarsi con le buone o le cattive: una politica estremamente impopolare le costò una disastrosa sconfitta elettorale nelle elezioni del 1977.

Fu in Cina, però, che le politiche malthusiane furono attuate nella forma più estrema, grazie all’utilizzo degli strumenti di potere di uno Stato totalitario. Nel 1980, solo dodici anni dopo la pubblicazione del suo bestseller, l’obiettivo di Paul Ehrlich, la riduzione forzata della popolazione con misure totalitarie, divenne realtà in Cina: il suo sogno utopico si tradusse però in un incubo per un quinto della popolazione mondiale. Che la causa dell’arretratezza e della povertà cinese fosse la sovrappopolazione e non il sistema economico comunista era ovviamente una pura fantasia: in realtà, paesi limitrofi come Hong Kong, Singapore, Macao, Taiwan, Giappone o la Corea del sud avevano una densità di popolazione molto più alta di quella cinese, ma anche redditi di gran lunga superiori.

Malgrado ciò, le autorità cinesi imposero la politica del figlio unico. Fare un secondo figlio divenne un grave crimine, e per tutti coloro che avessero già due o tre figli era prevista la sterilizzazione obbligatoria. La gravidanza sotto i 23 anni fu vietata, e l’aborto era obbligatorio per tutte le gravidanze non autorizzate. La politica del figlio unico fu caratterizzata da estrema brutalità, aborti forzati, uccisioni di feti o infanti e altri orrori. Una triste conseguenza fu l’eliminazione delle bambine alla nascita, dato che in campagna un figlio maschio era ritenuto più importante. La conseguenza fu un quinto di tutte le bambine furono abortite o assassinate (in certe province addirittura la metà). La Cina oggi soffre del grave problema dello squilibrio tra numero di uomini e numero di donne, e la legge sul figlio unico è stata abolita nel 2013. Nel 2020 sono state anche tolte le sanzioni per coloro che hanno un terzo figlio.

Politiche di sterilizzazione forzata sostenute dai governi occidentali e dalle Nazioni Unite furono attuate anche in altri paesi, come il Vietnam, l’Indonesia, il Bangladesh, lo Sri Lanka, il Messico, il Perù. In tutto il mondo, miliardi di persone non sono nate, sono morte, hanno sofferto o hanno avuto la vita rovinata a causa dei fraudolenti scritti di Paul Ehrlich o del Club di Roma.

Se negli anni ’70 gli Stati Uniti erano stati in prima linea nella promozione delle politiche antinataliste, le cose cambiarono con l’elezione di Ronald Reagan, e nella Conferenza di Città del Messico del 1984 gli Stati Uniti annunciarono il ritiro dei finanziamenti alle campagne di controllo della popolazione, accusate di essere un aspetto dello statalismo che il liberalismo intendeva combattere. Gli Stati Uniti dichiararono inoltre che i timori per l’ambiente e per la bomba demografica avevano prodotto in Occidente un’irrazionale ondata d’ansia, cui era necessario opporre una rinnovata fiducia nella libertà umana e nel progresso.

6) Le risorse non stanno finendo

Anche se l’intera storia umana dimostra che l’aumento della popolazione ha accompagnato le fasi di progresso economico e culturale, e malgrado nessuna delle profezie catastrofiste sulla sovrappopolazione si sia mai avverata, le tesi malthusiane continuano a trovare ascolto nell’opinione pubblica perché sembrano avere dalla propria parte una semplice logica: pare ovvio che se, se l’umanità aumenta di numero, si riduce la quantità di risorse a disposizione di ciascuno individuo. L’idea che le risorse siano in quantità limitata e che l’aumento della popolazione porti al loro progressivo esaurimento sembra plausibile e intuitiva.

Il problema è che gli ambientalisti, quando fanno le proprie allarmanti previsioni, adottano un approccio statico e materialista, che non tiene conto dell’intelligenza umana e degli sviluppi della tecnologia. In realtà le “risorse naturali” non esistono. In natura esistono solo delle materie prime. È l’ingegno umano che trasforma le materie prime in risorse. Nessun elemento fornito dalla natura è di per sé una risorsa. Il ferro, ad esempio, non è stato una risorsa durante tutta l’era della pietra; il carbone non è mai stato considerato una risorsa prima della rivoluzione industriale; il petrolio non era una risorsa fino alla metà del XIX secolo (era considerato addirittura una passività inquinante); l’alluminio, il radio e l’uranio sono diventati una risorsa solo agli inizi del XX secolo; il silicio è diventato una risorsa solo negli ultimi decenni, quando si è trovato il modo di utilizzarlo per la realizzazione delle fibre ottiche.

Anche se può sembrare controintuitivo, con l’aumento della popolazione umana le nostre risorse aumentano, invece di diminuire, perché la loro quantità dipende dall’ingegnosità umana. Più persone ci sono più idee, conoscenze, invenzioni, scoperte, scambi ci sono. Non è vero quindi che l’umanità stia consumando le proprie risorse, come ci ripetono fino alla nausea gli ambientalisti: al contrario, le sta aumentando esponenzialmente. Questo perché, in ultima analisi, esiste solo un’unica vera risorsa che può moltiplicare all’infinito il valore di tutte le altre: il cervello umano. In questo senso l’economista liberale Julian Simon, colui che sul piano teorico ha assestato il colpo più decisivo alle teorie malthusiane, ha parlato dell’uomo come “ultima risorsa”, nel titolo del suo capolavoro The Ultimate Resource.

7) Argomenti economici a favore del natalismo

Se l’unico modo per espandere la quantità di risorse naturali è quello di aumentare le conoscenze e il potere tecnologico sulla natura, l’aumento della popolazione umana risulta indispensabile a questo fine. Da Adam Smith in poi, gli economisti liberali hanno dimostrato che la ricchezza delle nazioni dipende dall’estensione della divisione del lavoro, e questo è tanto più esteso quanto più gli esseri umani sono numerosi. Come osserva l’economista di scuola austriaca Jesus Huerta de Soto, l’uomo è dotato di un’innata capacità creativa di tipo imprenditoriale, per cui la crescita della popolazione, lungi dal comportare un freno o una remora per lo sviluppo economico, è il motore e la condizione perché lo stesso si realizzi.

Ecco perché anche il nostro attuale tenore di vita non potrebbe mantenersi se la popolazione umana calasse in maniera rilevante rispetto ai sette miliardi di oggi. Se si riduce l’estensione della divisione del lavoro a livello internazionale, si riduce per forza anche il livello di vita degli individui. Come ha scritto Friedrich von Hayek, abbiamo solo due alternative: possiamo essere pochi di numero, poveri e primitivi; oppure numerosi, prosperi e civilizzati. Se invece di sette miliardi fossimo cento o duecento miliardi, le conoscenze, le idee, le innovazioni, la produzione, le risorse, la divisione del lavoro, la specializzazione del lavoro raggiungerebbe livelli talmente grandiosi che oggi facciamo fatica ad immaginare. Probabilmente l’umanità avrebbe già i mezzi per colonizzare il sistema solare, impresa oggi al di là delle nostre possibilità a causa del nostro ridotto numero.

8) Argomenti etici e psicologici a favore del natalismo

Ma oltre a questi argomenti a favore dell’aumento della popolazione umana avanzati dagli economisti liberali, vi sono anche argomenti psicologici ed etici a favore del natalismo liberale. Julian Simon racconta di essersi svegliato dal suo “sonno dogmatico” ascoltando un discorso commemorativo dei caduti nella battaglia di Iwo Jima, in cui il predicatore si chiedeva quante cose meravigliose avrebbero potuto fare nella loro vita quei ragazzi morti in giovane età. Improvvisamente Simon pensò:

«Ma sono diventato pazzo? Per quale motivo dovrei impegnarmi nella riduzione delle nascite, quando ogni nuova persona venuta al mondo potrebbe essere un Mozart, un Michelangelo, un Einstein, o semplicemente una gioia per la sua famiglia e la sua comunità, o una persona che amerà la vita?».

Questa improvvisa illuminazione lo spinse a dedicarsi allo studio degli effetti positivi dell’aumento della popolazione, allontanandolo dalla misantropia tipica degli ambientalisti. Sul piano personale le sue ricerche lo riempirono di entusiasmo, di amore verso la vita e di benevolenza verso il prossimo, portandolo alla guarigione dalla grave depressione di cui soffriva da tempo.

Non dobbiamo dimenticare infatti i benefici psicologici del natalismo: mentre le posizioni malthusiane avvelenano la mente con sentimenti negativi quali la paura, l’angoscia, il pessimismo, l’odio o il disprezzo della vita altrui, il natalismo genera fiducia, speranza, ottimismo, rispetto e ammirazione per il prossimo. Il natalista crede che in ogni individuo vi sia una sorta di luce divina, una scintilla di creatività preziosissima per l’umanità. C’è sempre qualcosa che una persona, fosse anche la più ignorante della Terra, sa fare meglio di chiunque altro, perché possiede delle conoscenze pratiche, legate alle circostanze di tempo e di luogo in cui vive, note solo a lui.

Il natalismo si accorda con la visione cristiana e liberale che attribuisce all’individuo una dignità assoluta, e che considera ogni individuo più prezioso di tutto l’oro sulla Terra. Il natalismo libertario può accogliere le parole grande teologo, medico e filantropo Albert Schweitzer:

«È bene conservare e propagare la vita; è male ostacolarla e distruggerla. Il principio etico fondamentale quindi è: agisci in modo da salvaguardare e diffondere la vita».

Non dimentichiamo che se noi siamo vivi dobbiamo ringraziare le generazioni precedenti, soprattutto quelle del baby-boom, che non credevano alle sciocchezze malthusiane sulla necessità di non riprodursi per non danneggiare il mondo o l’ecosistema.

 

Lectio Magistralis di Gugliemo Piombini

Per vedere il video integrale della Lectio Magistralis: “Per un natalismo libertario. Manifesto liberale a favore della natalità” di Guglielmo Piombini, con moderatore Emanuele Galba, clicca qui

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