Bruno Leoni, un giurista liberale pavese

di Adalberto Ravazzani

Per inquadrare appieno la figura del giurista liberale Bruno Leoni (1913-1967) si dovrebbero utilizzare le parole che Dante utilizzò per descrivere Virgilio:

“facesti come colui che cammina di notte e porta un lume dietro di sé e con quel lume non aiuta se stesso, egli cammina al buio si apre la strada nel buio ma dietro di sé illumina gli altri”.

Il pensiero giuridico e la filosofia del diritto di Leoni, infatti, rappresentano un pensiero che può illuminare questa epoca dominata dalle oscurità ideologizzate. Per il solo fatto di essere stato un grande pensatore, Leoni è stato condannato all’oblio nonostante la sua opera principale, La libertà e la legge (1961), sia stata l’antologia giuridica più studiata dai giuristi anglosassoni e americani, dagli esponenti della Scuola Austriaca e da un premio Nobel (nel 1974) per l’economia come von Hayek. Oscurato e dimenticato dall’ateneo pavese e dai suoi accademici per il taglio filosofico coraggiosamente antistatalista e contrario all’intervento statale non solo in economia, ma anche nella giurisprudenza, presidente della Mont Pelerin Society, fondatore della rivista Il Politico, Leoni ricoprì la carica di professore straordinario di Dottrina dello Stato all’Università di Pavia. Nella stessa città esercitò la professione forense e divenne preside della Facoltà di Scienze Politiche. Le sue idee altamente innovative e rivoluzionarie gli attirarono non poche inimicizie tra gli universitari – tradizionalmente di stampo collettivista – di Pavia.

L’elemento fondamentale che regge tutto l’impianto della tradizionale dottrina del diritto di Leoni è un ragionamento totalmente logico e che corrisponde a un’intelligenza pragmatica e realistica: il diritto, afferma Leoni, nasce dalla società, ovvero dalle interazioni sociali. Il diritto, per Leoni, sorge dal “basso”, dalle esigenze individuali e non può essere ridotto come il frutto di una volontà centralizzata, di un’entità statuale o politica. Esempi di ordini giuridici spontanei sono da rintracciarsi nel diritto pretorio romano (con il Corpus Iuris di Giustiniano), nella common law inglese o, semplicemente, nella lex mercatoria medievale (ius mercatorum).

Dopo aver fatto a pezzi l’ideologia di Hans Kelsen, un giurista austriaco che aveva formulato una concezione dello ius positum basato sulla teoria pura del diritto (depurato dalla morale o dalla teologia); una teoria sorretta per altro da un fanatismo dogmatico per il normativismo formale e giuridico.

Leoni arrivò a considerare il diritto statuale antiscientifico, astratto, astruso e distante dalle istanze delle minoranze che popolano l’intera società. La concezione del diritto di Leoni è contraddistinta dal concetto di popolo, ma non un “volk” in senso statalista- hegeliano, ma il popolo in senso pratico, cioè il mondo dei valori degli uomini dello scambio, dell’economia, delle interazioni, dei costumi e dalla volontà morale profonda. La norma giuridica, in questo senso, deve saper rispondere alle istanze individuali: il normativismo deve essere sottoposto alle logiche del libero mercato (e non a pretese collettivistiche!), a partire dai meccanismi di domanda e offerta, proprio come propone il liberismo economico. Compito degli scienziati del diritto e del legislatore è quello di “scoprire” e di “riscoprire”, con lo studio storico o del linguaggio, quegli ordinamenti che sono in grado di tutelare la libertà individuale e affermare l’unicità inviolabile dei diritti della persona. In una società dominata dallo statalismo giuridico o dal keynesismo accademico, le idee di Leoni sono il faro di speranza per il mutamento sociale.

In onore del grande giurista vissuto a Pavia, nel 2003 personaggi di rilievo come Carlo Lottieri hanno fondato l’Istituto Bruno Leoni, un think tank liberale impegnato in una battaglia senza limiti per rendere effettivi nella società italiana ed europea quei valori liberali che, con grande spirito e acume intellettuale, Leoni emanava in ogni suo scritto ed in ogni sua riflessione.

Certe idee non possono tramontare: Siamo nani sulle spalle dei giganti! Siamo sorretti dalle spalle ponderose dell’immenso pensiero giusfilosofico di Leoni!

Articolo di Adalberto Ravazzani, comparsa su “Il Settimanale Pavese” del 03 febbraio 2022

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